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Non è difficile, provate a chiedere scusa e ad ammettere che il Movimento 5 Stelle aveva ragione anche sui voucher!

Sono stato relatore di minoranza del Jobs Act e ricordo benissimo le battaglie in aula e in Commissione per stralciare quella parte della Legge Delega sul lavoro. Per noi era chiaro che sarebbe diventato lo strumento principe della precarietà diffusa. Ci dissero che eravamo quelli dei “no” e che sapevamo solo protestare.

Dall’approvazione del Jobs Act ad oggi il Governo Renzi-Gentiloni e la maggioranza parlamentare targata Pd, con un salto triplo carpiato sono stati in grado di: liberalizzare i voucher (solo nel 2016 ne sono stati venduti 145 milioni), dopo circa due anni portare in Commissione i correttivi per limitarne gli abusi, infine riproporre nuovamente le stesse regole che erano previste nel 2003, redatte dal Governo Berlusconi.

Ovviamente il sospetto è che tra le ragioni dei passi indietro del Governo – oltre all’evidente fallimento delle politiche sul lavoro – ci sia quella di scongiurare il referendum della Cgil per l’abolizione dei voucher. Referendum che potrebbe sancire un’ulteriore batosta all’immagine già sbiadita di Matteo Renzi. 

Detto ciò, ora ditemi voi chi sono gli inesperti.

PS. In Commissione Lavoro è incardinata la proposta M5S a prima firma Tiziana Ciprini. Consiglio vivamente di prenderla in seria considerazione, almeno questa volta.

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Stralcio dell’articolo de Il Fatto Quotidiano (2 marzo 2017):

Ricorda il deputato pentastellato Claudio Cominardi, che in quella discussione fu relatore di minoranza: “Facemmo le barricate, e da Poletti ricevemmo solo dei No. A noi era chiaro il pericolo della precarizzazione estrema connessa al lavoro accessorio, ma il Governo preferì marciare a tappe forzate senza ascoltare alcuna critica.

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Ascolta l’illuminante intervento sui voucher pronunciato nel gennaio 2016 dalla collega Tiziana Ciprini.

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