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A due anni dalla scomparsa di Pietro Raccagni, ucciso durante una rapina in villa a Pontoglio (Bs), la vedova Federica Pagani lamenta il disinteresse del Governo nei suoi confronti e chiede che tutte le vittime di reati violenti possano ricevere attenzione e tutela, compresa la moglie di Emmanuel Chidi Namdi, ucciso a Fermo da un violento razzista italiano.

Apprezzo e sottolineo l’umanità con la quale Federica non intenda in alcun modo discriminare e fare differenze tra la propria condizione e quella di Chinyery, moglie di Emmanuel, a cui anzi dichiara profonda vicinanza.

Proprio affinché i diritti di tutte le vittime di violenze intenzionali e dei loro familiari fossero riconosciuti, insieme al collega Vittorio Ferraresi durante la recente istituzione di un fondo ad hoc avevo presentato degli emendamenti (video 1, 2, 3, 4) per chiedere che lo Stato:

– Si facesse carico anche del sostegno psicologico;
– Non si limitasse a garantire spese mediche e sanitarie;
– Non concedesse l’aiuto solo a fronte di un reddito misero (meno di 11.500 euro!);
– Rimuovesse l’assurdo vincolo per il quale chi ha ricevuto solidarietà da enti privati o associazioni benefiche non riceverà più un centesimo dallo Stato.

Nessuna delle richieste del M5S è stata accolta.

Questi vincoli non creano vittime di serie A e vittime di serie B. Questi vincoli pesano sui diritti di tutte le vittime di violenze intenzionali. E il rischio è che finché, come chiede Federica, tali diritti non saranno riconosciuti a tutti coloro che ne avranno diritto, la “guerra tra poveri” – ovvero tra chi si sente favorito e chi si sente svantaggiato – continuerà all’infinito con danni sempre maggiori.

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