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Venerdì 21 ottobre la giornalista Giulia Innocenzi sarà a Brescia per presentare il suo libro «Tritacarne». Ci sarò anch’io insieme a Giampietro Maccabiani.

Si tratta di un evento importantissimo perché nel libro si citano [highlight]elementi del tutto inediti su come l’Asl di Brescia effettuava[/highlight] (o forse sarebbe meglio dire «non effettuava») [highlight]i controlli nel macelli Italcarni di Ghedi[/highlight]. Il macello passato alla storia come il «macello degli orrori».

Per quella vicenda tutti i portavoce bresciani del M5S hanno chiesto più volte le dimissioni dei vertici dell’Asl di Brescia. E oggi, nel giorno della sentenza di primo grado ad alcuni dei veterinari coinvolti nel processo, dal libro apprendiamo [highlight]nuovi e preoccupanti elementi[/highlight]. Alcuni ce li racconta l’edizione odierna di BresciaOggi.

  1. Il 5 dicembre 2014 la veterinaria Erika Vergerio aveva informato per lettera tre persone di quanto succedeva nel macello. Si tratta di Caterina Dabrassi (direttore del distretto veterinario di Leno), Francesco Vassallo (direttore sanitario dell’ASL di Brescia) e di un delegato Uil dell’Asl di Brescia.
  2. «Quella lettera – scrive la Innocenzi – scoperchia il vaso di Pandora. E non solo rispetto a quello che succedeva nel macello, ma soprattutto rispetto a bizzarri altarini della ASL di Brescia, i cui veterinari avrebbero dovuto controllare il macello, ma che [highlight]fondamentalmente lasciavano fare[/highlight]».
  3. Da alcune lettere giunte alla Procura emerge che tra i veterinari dell’Asl che intrattengono relazioni e rapporti inopportuni e interessati non c’è solo [highlight]Mario Pavesi[/highlight]. [highlight]Ferdinando Sturaro[/highlight], già incaricato della vigilanza nel macello, [highlight]disponeva pienamente di un appartamento di proprietà di Italcarni[/highlight]. Informata, la responsabile del Distretto di riferimento, Caterina Dabrassi, trasferisce Sturaro solo dopo sei mesi. «Quando la vicenda finisce sui giornali».
  4. [highlight]Oliviero Carzeri[/highlight] riceve[highlight] un incarico per l’autocontrollo del macello[/highlight], ma essendo appena andato in pensione [highlight]non avrebbe mai potuto assumerlo per le limitazioni imposte dalla legge[/highlight]. Come ci riesce? Grazie a Mario Pavesi, di cui Carzeri diventa di fatto «un prestanome».
  5. Benché informata anche di questi fatti, [highlight]Caterina Dabrassi «non fa nulla»[/highlight]. Secondo quanto riporta la Innocenzi, inoltre, visti i favori ricevuti, [highlight]il sindaco di Ghedi avrebbe raccomandato Pavesi per la nomina a vicedirettore del distretto[/highlight]. Anche questi elementi che sarebbero contenuti nelle lettere a cui si fa riferimento nel libro.
  6. Carzeri, a pranzo con l’autore di una delle due lettere, avrebbe ammesso di [highlight]«percepire dal macello Italcarni intorno ai 20.000 euro l’anno circa […] ma di dover riconoscerne una parte al dott. Pavesi»[/highlight]. Pazzesco.
  7. Erika Vergerio, la veterinaria che ha denunciato tutto, [highlight]«si è beccata un bel procedimento disciplinare da parte della ASL per il suo “comportamento negligente, dal quale è derivato grave danno, economico e d’immagine, all’azienda”[/highlight]».

Questi sono dati accuratamente documentati nel libro. Ora non ci resta che attendere la sentenza. Il resto lo diremo nel corso della serata e nei prossimi giorni. Vi prometto aggiornamenti.

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