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La linea ferroviaria ad Alta Velocità Brescia-Verona costerà all’incirca 4,5 miliardi di euro: tradotto, 62 milioni di euro per ciascuno dei 73 chilometri previsti.

Secondo i promotori, se non fosse prevista alcuna fermata a Brescia, la tratta Milano-Verona farebbe risparmiare circa… 10 minuti! Un beneficio ridicolo considerato l’esborso di risorse tanto ingenti e il fatto che, secondo il Cresme, ogni miliardo di euro investito in grandi opere generano 500 posti di lavoro circa (sarebbero invece 18.000 se la stessa somma fosse investita in riqualificazioni energetiche e ristrutturazioni edilizie).

Sono solo alcune delle ragioni che domenica 10 dicembre 2016 hanno spinto il movimento No Tav a scendere in piazza a Brescia per una manifestazione pacifica, proprio in occasione dell’inaugurazione della tratta Brescia-Treviglio. I cittadini comuni chiedono infatti alle forze politiche di prendersi in carico i reali interessi e bisogni dei territori, anziché piegarsi agli interessi di pochi. Tra le ragioni giuste e condivisibili del movimento No Tav va certamente ricordato il grave danno arrecato alle colline moreniche del Garda, zona di straordinario valore paesaggistico, e alla produzione del vino Lugana Doc.

Pensando ai due miliardi spesi nella tratta Brescia-Treviglio mi chiedo: non sarebbe stato meglio spendere quei due miliardi di euro in opere realmente necessarie, soprattutto in una provincia come quella di Brescia, in cui c’è assoluto bisogno di bonifiche, di un contrasto all’inquinamento che genera tumori, di interventi contro il dissesto idrogeologico e di manutenzione di ogni genere?


La mia intervista sul tema a Tg Telecolor

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