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Trovo giusto pensare a un ritocco della tassa di successione ai fini redistribuivi, ovviamente per chi riceve grandi patrimoni.

Si tratterebbe di un intervento totalmente sostenibile per chi è più fortunato, ma importante per chi è più svantaggiato e vittima delle forti disuguaglianze.

AUMENTO DELLE DISUGUAGLIANZE

Tra il 1995 e il 2016 l’1% della popolazione più agiata ha raddoppiato la propria ricchezza media (da 7,6 a 15,8 milioni di euro), mentre questa si è ridotta di 4 volte per il 50% della popolazione più povera (da 27 a 7 mila euro).

Anche Oxfam ci ricorda che in un quarto di secolo l’1% degli italiani più ricchi si è impossessato di un altro 6% di ricchezza nazionale (dal 16% del 1995 al 22% del 2019).

L’incremento delle disuguaglianze rappresenta per l’Italia un problema serio da trent’anni e di certo la causa non sono i “fannulloni”, ma decenni di politiche economiche, sociali e del lavoro che hanno sgretolato la classe media, creato milioni di lavoratori poveri e tolto il futuro ai giovani, impiegati spesso con contratti da fame (il 30% di chi ha tra 18 e 24 anni non arriva a 800 euro al mese).

UN PARAGONE CON L’EUROPA

Nel 2018 l’imposta sulle successioni (che si paga sulle eredità e sulle donazioni) ha portato nelle casse dello Stato 820 milioni di euro. Rispetto a quanto avvenuto negli altri Paesi europei si tratta di una somma quasi irrisoria:

· Spagna: 2,7 miliardi (+329%)
· Regno Unito: 5,9 miliardi (+719%)
· Germania: 6,8 miliardi (+829%)
· Francia: 14,3 miliardi (+1.743%)

Il punto è che nel nostro Paese le soglie sono troppo alte e le aliquote applicate troppo basse.
Così mentre in Italia un erede diretto non paga nulla se riceve fino a 1 milione di euro, in Germania la tassa scatta già a 400 mila euro. E se da noi varia tra il 4% e l’8%, in Germania può raggiungere il 30% (persino il 50% se l’erede è un estraneo).

In Francia l’imposta scatta a 100 mila euro e può arrivare al 45% (60% per gli estranei). Non parliamo poi della Spagna, dove scatta a 16 mila euro e va dal 7% al 34%.

UN’EQUA REDISTRIBUZIONE

Reddito di Cittadinanza e Decreto Dignità hanno segnato un’inversione di rotta nella lotta alle disuguaglianze e alla povertà, ma resta molto da fare per recuperare il terreno perso e per riallineare l’Italia ai Paesi più avanzati. La tassa di successione ne è un esempio.

Non dimentichiamo che in questo, secondo l’OCSE, l’Italia ha le esenzioni fiscali più alte del mondo dopo gli Stati Uniti.

Come ogni crisi di sistema, inoltre, anche la pandemia ha colpito più duramente le persone già svantaggiate: è ancora più doveroso quindi pensare a una redistribuzione verso chi ha più bisogno, nel segno di quei principi di solidarietà economica e sociale da sempre ben scolpiti nella nostra Costituzione.