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L’innovazione tecnologica sta rivoluzionando le nostre vite, soprattutto se pensiamo all’impatto che questa sta avendo nel mondo del lavoro: automazione, intelligenza artificiale, nanotecnologie, domotica, «Internet delle cose» e robotica sono già una realtà, mentre la loro applicazione migliora negli anni in maniera esponenziale.

Vuoi sapere in che misura il tuo lavoro rischia di essere robotizzato nel giro di soli 10 anni? Scoprilo inserendo la tua professione o il tuo ambito di occupazione nel campo di ricerca:

*Software basato sullo studio della Oxford Martin School dell’Università di Oxford

Ma chi saranno i protagonisti della nuova era tecnologica?

Probabilmente «Amelia»: assistente virtuale che utilizza l’intelligenza artificiale per svolgere svariate operazioni da centralinista, segretaria, assicuratore, operatore di call center; settori che in Italia occupano circa 2,5 milioni di lavoratori.
Non sarà da meno «Ros»: avvocato digitale che, con un software, è in grado di consultare ed elaborare una miriade di informazioni di carattere giuridico, il tutto con una efficienza incredibile. Meglio di ogni altro avvocato in carne ed ossa e al costo inferiore di uno stagista.
Avremo «Emma»: giornalista artificiale in grado di produrre articoli di cronaca nera o sportiva ad una velocita pazzesca, senza che si noti la differenza con gli scritti dei colleghi umani.
Infine ci assisterà «Watson»: cervellone dell’Ibm specializzato nell’analisi dei Big Data. Watson si è già dimostrato più preciso di qualsiasi medico nella lettura di radiografie (di tutte queste innovazioni ne ha parlato anche Presa Diretta).

Di tutto ciò mi sono occupato in Commissione Lavoro presentando una risoluzione che vuole buttare uno sguardo che vada un po’ oltre la scadenza della legislatura. Dovrebbe essere il compito di ogni politico quello di puntare a politiche lungimiranti, anziché tirare a campare facendo marchette a destra e a manca.

Nel corso della discussione stiamo audendo esperti di ogni materia, tecnologi, sociologi del lavoro, sindacati, rappresentanti datoriali, studiosi del lavoro, scienziati e così via (puoi riascoltare le audizioni qui). Avrei voluto audire anche Erik Brynjolfsson – professore del MIT Sloan School of Management, Università di Harvard, Massachusetts Institute of Technology – che purtroppo ha dovuto declinare l’invito per importanti impegni di lavoro.

Ho pensato quindi di mostrarvi questo video che illustra la sua visione del futuro del lavoro. Guardatelo, ne vale la pena!

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