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Robotizzazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale sono un’opportunità per il futuro? Molto probabilmente, ma [highlight]sulla velocità con cui lo sviluppo tecnologico sta cancellando posti di lavoro e intere professioni concordano pressoché tutti gli studiosi[/highlight].

Per questo ieri, di fronte all’esperto dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ho detto di essere d’accordo con l’invito a ripensare i percorsi di educazione e formazione. Ho però sottolineato il[highlight] dovere di pensare a misure di tutela universale come il reddito di base[/highlight]. Sono fermamente convinto che non tutti i posti di lavoro verranno rimpiazzati da altri e gli esempi a disposizione sono ormai infiniti.

 

La massiccia robotizzazione di Amazon (che secondo la Deutsche Bank potrebbe risparmiare così fino a 2,5 miliardi all’anno), gli esperimenti sul robot pizzaiolo «RoDYMan» capace di manipolare sostanze deformabili, il successo della segretaria «Amelia» (una minaccia per ben 2,5 milioni di persone solo in Italia), l’avvocato digitale «Ross», il robot giornalista «Emma», il cervellone«Watson» per diagnostica medica sono solo alcuni di questi esempi. La verità è che, in molti settori, robot e software intelligenti sono ormai in grado di lavorare meglio dell’uomo.

Lo studio del World Economic Forum dice che, entro il 2020, in Europa perderemo 5 milioni di posti di lavoro. Il capo economista della Bank of England Andy Haldane prevede una perdita di 15 milioni di posti di lavoro nel solo Regno Unito e di 80 milioni negli USA. Negli Usa Andrew McAfee stima una perdita del 47% delle professioni entro i prossimi 10-20 anni. Sono tutte ricerche che ho citato nel mio intervento durante l’audizione dell’I.I.T (guarda il video che segue).

Parlare non basta più. Occorre[highlight] agire per evitare che milioni di uomini e donne paghino sulla loro pelle i danni causati da trasformazioni epocali velocissime[/highlight]. “Nessuno deve rimanere indietro”: è il nostro obiettivo.

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