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Sostenere che l’automazione, l’intelligenza artificiale e la robotica tolgono posti di lavoro non vuol dire essere contro il progresso. Spero sia chiaro!

Il problema non sta nello sviluppo tecnologico di per sé, ma di come questo venga governato dalla politica.

La cosiddetta era delle macchine può sollevare l’uomo dai lavori faticosi, pericolosi e ripetitivi, basti pensare ai settori della logistica e del commercio. Ci aspetta un’epoca dove la produttività sarà a livelli tali da consentire la produzione di beni e servizi con estrema efficienza e con un impiego sempre più marginale del lavoro umano, consentendo la realizzazione di profitti sempre più elevati. In questo senso il problema riguarda la capacità della politica di intervenire per gestire al meglio quel “benessere” generato.

Prevedere per programmare prima che siano gli eventi a travolgerci. Questo ho voluto fare presentando una risoluzione in Commissione Lavoro, affrontando l’argomento anche attraverso un intenso ciclo di audizioni e raccogliendo il contributo di soggetti e personalità come Alessandro Ovi dell’MIT, Roberto Cingolani dell’Istituto Italiano di tecnologia, Google Italia, la società di consulenza Roland Berger, istituti di ricerca come Isfol e Adapt, Agenda Digitale, i sindacati, le imprese (Rete Imprese Italia e Confindustria), Maurizio Pallante e il sociologo del lavoro Domenico De Masi.

Quest’oggi, con gran stupore, il Governo si è preso l’impegno di accogliere alcune delle mie proposte, come quella di rafforzare il rapporto fra istruzione e lavoro, incrementando l’offerta formativa soprattutto nei settori ad alta specializzazione tecnologica e promuovere anche in sede europea iniziative per incentivare impieghi tecnologicamente innovativi che abbiano anche una loro utilità sociale.

Nel contempo ho sollecitato soluzioni legate alla rimodulazione dell’orario di lavoro e risposte in materia di Welfare, come quella di un reddito di base incondizionato anche in via sperimentale, come in questi mesi sta facendo la Finlandia; ciò al fine di riportare al centro il ruolo dell’uomo in questa fase di cambiamento epocale nella nostra società. Ma per arrivare alla pratica di questi obbiettivi mi sa che dovremo attendere un Governo a 5 stelle.

Non nascondo la soddisfazione d’aver portato in Commissione Lavoro fin dall’inizio della legislatura un tema che a distanza di 4 anni è diventato mainstream, mentre a quel tempo era un argomento per pazzi visionari.

Mi sento quindi di ringraziare tutti quelli che in qualche modo mi hanno accompagnato in questo percorso e continuano a farlo. Grazie di cuore!


Il Governo ha accolto le proposte della risoluzione Cominardi riformulandone le premesse.

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