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Il reddito di cittadinanza è di destra o di sinistra? E’ socialista o liberista? E’ un aiuto ai cittadini o agli imprenditori? E non c’è il rischio che la gente se ne stia con le mani in mano?

Si tratta di interrogativi legittimi, segnale che l’idea del reddito di cittadinanza non trova resistenza solo nelle lobbies e nei paladini del mercato libero, ma anche nelle tradizioni di pensiero non mainstream, certamente interessate a cambiare l’attuale stato delle cose.

Coefficiente di Gini

Una misurazione dell’uguaglianza tra diversi paesi sulla base del coefficiente di Gini (fonte Internazionale)

Il punto è che oggi Paesi ed economie differenti tra loro stanno pensando a politiche di forte sostegno al reddito. Questo dovrebbe aiutarci nel riconoscere come il bisogno di redistribuzione della ricchezza sia trasversale e non riguardi solo un modello economico specifico. In generale si avverte un forte bisogno di ridurre le diseguaglianze e di riaffermare i diritti e la dignità delle persone.

Non sbaglia chi dice che anche il diritto al lavoro andrebbe affermato. Infatti, in tema di reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle sottolinea da sempre l’importanza di avviare nel Paese un sistema moderno di politiche attive del lavoro che aiutino le persone a formarsi e a ricollocarsi stando al passo con i tempi e le trasformazioni non solo produttive, ma anche culturali.

Nel suo articolo “Un’utopia possibile” pubblicato dal New Scientist e tradotto da Internazionale, il giornalista Hal Hodson cita la Finlandia e spiega che [highlight]nessun finlandese metterebbe in discussione l’idea secondo cui lo Stato deve livellare le disuguaglianze e sostenere le persone[/highlight]. L’erogazione di servizi risulta però molto costosa: per questo si starebbe pensando di fare ricorso al reddito base, che aiuterebbe a ridurre burocrazia, costi e complessità del sistema.

Si cita poi l’Alaska, dove nel 2015 i cittadini sarebbero stati destinatari di 2072 euro a testa derivanti da una sorta di “dividendo” ricavato dai profitti del petrolio.

Il Canada viene citato per [highlight]l’esempio di Dauphin[/highlight], dove gli abitanti a partire dal 1975 “hanno ricevuto un reddito minimo garantito per quattro anni: se le loro entrate mensili scendevano sotto una certa soglia, interveniva lo stato”. La ricercatrice Evelyn Forget spiega che “gli unici gruppi demografici che hanno trascorso meno ore di lavoro durante il test sono stati i [highlight]maschi adolescenti e le donne appena diventate mamme[/highlight]: i primi hanno continuato andare a studiare anziché continuare a lavorare nei campi, le seconde hanno scelto di restare con i figli. Inoltre Dauphin ha visto un tasso di ospedalizzazione molto più basso”.

Nuovi esperimenti verranno intrapresi sempre in Finlandia il prossimo anno: 10.000 cittadini riceveranno un assegno di 600 euro per due anni, mentre nei Paesi Bassi, sempre dall’anno prossimo, “diciannove città cambieranno il modo di amministrare i servizi sociali. Ogni Comune verificherà i vantaggi del reddito di base”. L’Università di New York studierà gli effetti positivi del reddito di base – concesso a 1.000 madri povere – sull’educazione e lo sviluppo dei figli. “Un test pilota fatto a New York con carte di debito prepagate e pagamenti tracciabili ha dimostrato che il parassitismo non è un problema: quasi tutte le 1.100 transazioni realizzate erano collegate all’acquisto di generi alimentari”.

Persino in Svizzera, come sapete, si è discusso di un reddito di base. Il referendum non è passato, ma come ricorda Hal Hodson i sostenitori hanno festeggiato perché finalmente il tema si è imposto nel dibattito pubblico.

[highlight]Il reddito di cittadinanza è il primo punto nel programma del Movimento 5 Stelle[/highlight]. Potete iniziare ad approfondire visitando il sito di Beppe Grillo. Crediamo in questo progetto e crediamo che confrontarsi sia altrettanto importante, purché sulla base di elementi come quelli che vi ho offerto in questi tre giorni e, mi auguro, lasciando da parte pregiudizi e paure.

Due sole cose vorrei aggiungere.
– Reali politiche di sostegno al reddito esistono già in tutta l’Europa, ad eccezione di Italia e Grecia.
L’articolo 3 della nostra Costituzione afferma chiaramente: «E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

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Reddito di cittadinanza: ascolta i miei interventi nella playlist del mio canale.

Per una panoramica sulle politiche di sostegno al reddito presenti in Europa guarda questo video.

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