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In questi giorni alla Camera stiamo discutendo le norme sul sostegno pubblico per il settore dell’editoria.
Quell’editoria che spesso anziché fare informazione diffama a mezzo stampa chi, come il M5S, cerca di sovvertire lo status quo, questo perché i media sono quasi sempre asserviti a poteri politici ed economici ben specifici.

Dobbiamo però ricordarci che dietro agli articoli di giornale, alle agenzie di stampa, ai servizi televisivi ci sono delle persone che lavorano duramente. Nella fogna della stampa italiana che ha portato il nostro Paese in fondo alle classifiche per la libertà di stampa, dobbiamo specificare che esiste un esercito di giornalisti sfruttati con contratti precari di ogni genere e stipendi da fame e che si fanno in quattro per scrivere articoli soggetti alla “discrezionalità di parte” degli editori. Abbiamo anche giornalisti d’inchiesta che mettono a rischio la propria vita per svolgere con dignità e spirito di servizio il compito di informare correttamente l’opinione pubblica.

Esistono anche i giornalisti da poltrona, solitamente editorialisti di partito che vivono nei salotti televisivi con stipendi a 4 zeri e la pensione assicurata, rispetto i giornalisti di strada, che ogni giorno rischiano letteralmente il culo e per questo vengono pagati due soldi a pezzo. Ovviamente io preferisco i secondi.
Per migliorare l’informazione di questo Paese bisognerebbe prima di tutto tagliare i privilegi dei pochi giornalisti da salotto e dare più garanzie alla moltitudine dei giornalisti che ogni giorno lavorano in prima linea.

Libertà di stampa non significa libertà di DIFFAMARE, significa invece libertà di INFORMARE senza subire alcuna influenza.