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Nel corso di un anno un lavoratore francese lavora mediamente 243 ore in meno rispetto a un italiano, mentre un tedesco è sotto addirittura di 354 ore.

Chi non sacrifica l’intera vita al lavoro è meno predisposto a stress, infortuni e malattie. Risulta più motivato e concentrato, riduce il numero degli errori, diventa quindi più produttivo e nel contempo più collaborativo con i colleghi. Infine, è un risparmio per la collettività e per le imprese in quanto con la riduzione delle ore lavorate si abbatterebbe la disoccupazione, quindi i costi sociali e il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Naturalmente nei Paesi del Nord Europa sono diverse anche le tutele e i salari dei lavoratori, i quali non sono soggetti alla precarietà diffusa e alla compressione salariale a cui sono sottoposti i lavoratori italiani.

I dati sono inequivocabili:

  • in Italia il Pil pro capite è di 35.865 dollari, un lavoratore lavora 1.725 ore l’anno e la disoccupazione è al 12%;
  • in Francia il Pil pro capite è di 42.719 dollari, un occupato lavora 1.482 ore e la disoccupazione è al 10%;
  • in Germania, dove il Pil pro capite è di 48.042 dollari e la disoccupazione è al 3,8%, un occupato lavora 1.371 ore.

Per dirla alla Craviolatti, “le cicale sono ricche, le formiche sono povere”, in quanto dove meno si lavora, più bassa è la disoccupazione complessiva e più alta è la ricchezza individuale.

Una delle domande più frequenti è: “tutto questo a quale costo?”

La risposta è semplice. La Francia ha abbassato l’orario di lavoro a 35 ore settimanali al costo di 1 miliardo di euro all’anno, aumentando però l’occupazione di 600.000 unità. L’Italia ha speso in tre anni 20 miliardi di euro per il Jobs Act mantenendo lo stesso tasso di occupazione di 16 anni fa (57,1%).

In Italia il numero dei disoccupati è attorno ai 3 milioni, che sommati agli inattivi salirebbe a 6,5 milioni. Se ognuno dei 23 milioni di lavoratori occupati italiani lavorasse le stesse ore del suo collega francese, ci sarebbe lavoro per 4,4 milioni di disoccupati; se lavorasse con lo stesso orario dei tedeschi, sarebbero disponibili 6,6 milioni di posti di lavoro.

L’equazione è semplice, sempre che la matematica non sia un’opinione.


Ascolta la mia intervista a Radio24 su questo tema.


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