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Non è la prima volta che dagli stabilimenti del gruppo Fiat-Chrysler giungono notizie di fatti inquietanti. Davvero increscioso è il caso dell’operaio di Atessa letteralmente costretto a urinarsi addosso a causa del divieto di andare in bagno posto da un suo superiore.

Stiamo parlando di un’azienda che conta 6.500 dipendenti e che ogni anno sforna 300.000 veicoli commerciali diretti verso 80 Paesi del mondo. Un’azienda che, per vendite nel suo segmento, si situa al primo posto in Europa.

La richiesta di andare in bagno sarebbe stata avanzata più volte.

A raccontare questa pazzesca vicenda è stato, pochi giorni fa, il settimanale L’Espresso.

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Il caso di Atessa nel servizio del settimanale L’Espresso

Il sospetto che il caso di Atessa sia solo la punta dell’iceberg di un sistema che si dimentica completamente della dignità dei lavoratori è molto più che fondato: in passato ho seguito da vicino le vicende dei dipendenti della Fiat-Chrysler di Pomigliano d’Arco e posso dire con tranquillità che per i responsabili e i dirigenti del gruppo i diritti dei lavoratori non rappresentano affatto una priorità.

Domandarsi a quale punto sia arrivato il mondo del lavoro e quali siano i diritti rimasti ai lavoratori è una necessità assoluta. Anche per questo il Movimento 5 Stelle ha appena depositato un’interrogazione a mia prima firma e firmata da Silvia Chimienti e Davide Tripiedi per chiedere al ministro del Lavoro se non sia giunto il momento di inviare l’ispettorato del lavoro in tutte le fabbriche FCA e in tutte quelle appartenenti al gruppo, a partire ovviamente dalla Sevel di Atessa, per verificare il rispetto delle condizioni minime di dignità dei lavoratori, pause fisiologiche comprese.

Nell’interrogazione e nel comunicato inviato alla stampa ho scritto chiaramente: “Il caso della riduzione drastica dei diritti dei lavoratori non è un caso limite riconducibile solo allo stabilimento di Atessa. In tutte le aziende del gruppo di Marchionne, infatti, i lavoratori sono sempre più ridotti ad essere macchine e sempre più parti integranti delle catene di montaggio da cui dipendono in tutto e per tutto”.

In nome del profitto c’è chi continua a dimenticarsi completamente della dignità dei lavoratori. Della necessità di mettere fine a tutto questo non se ne dimentica, però, il M5S.

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Il testo dell’interrogazione a mia prima firma e firmata da Silvia Chimienti e Davide Tripiedi.

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