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Martedì 2 agosto ho depositato un’interrogazione sulla professione giornalistica rivolta ai ministri del Lavoro e dell’Economia. Vi spiego perché.

Secondo il rapporto 2014 sulla professione giornalistica redatto da Lsdi, i giornalisti freelance che nello stesso anno hanno lavorato gratis (!) sono 4 su 10: si parla di 16.830 giornalisti autonomi sul totale dei 40.534 iscritti alla gestione separata della cassa previdenziale di categoria (Inpgi 2), mentre 23.704 freelance hanno dichiarato redditi annui inferiori o pari a 10mila euro lordi.

Nel giornalismo i precari (parasubordinati con contratto precario, partite Iva, liberi professionisti) sono la stragrande maggioranza. Su un totale di 50.488 lavoratori dediti alla professione, 32.631 sono “autonomi puri”, mentre quelli dipendenti e assunti sono 17.857. Se pensiamo che in Italia chi lavora con partita Iva o con ritenuta d’acconto guadagna mediamente il 17,9% di chi ha un contratto di lavoro dipendente (5,6 volte meno), questa situazione appare subito imbarazzante.

Con uno zoccolo duro di “professionisti” in costante e irreversibile calo, e una [highlight]crescente moltitudine di “collaboratori” esterni divisi, senza diritti, senza rappresentanza sindacale e soggetti al ribasso dei compensi dettati dagli editori[/highlight], lo scenario diventa inquietante. Per questo, un gruppo di 400 giornalisti freelance ha chiesto al Governo di intervenire con alcune misure importanti:

– la concessione di contributi e di agevolazioni solo agli editori che pagano equamente e con regolarità
– il superamento dei i contratti atipici
– l’introduzione di pari diritti e tutele per giornalisti dipendenti e autonomi
– l’applicazione della legge sull’equo compenso
– l’introduzione di tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi
– l’introduzione di un sistema di tracciabilità e di firma per tutti gli articoli, così da poter agevolare i controlli e far emergere il lavoro non retribuito.

A fronte di questa panoramica, [highlight]la cassa di previdenza dei giornalisti (Inpgi) versa in condizioni pietose[/highlight]. La gestione separata (Inpgi 2) a cui fanno riferimento lavoratori autonomi e collaboratori ha visto un lievissimo miglioramento dell’avanzo (da 41,2 milioni nel 2014 ai 39,6 milioni nel 2015) e una gestione patrimoniale in positivo per circa 5,6 milioni, ma il bilancio della gestione principale (Inpgi 1) si è chiuso con un rosso di 142 milioni di euro e un valore patrimoniale in calo (da 1,99 a 1,86 miliardi).

Nel frattempo [highlight]la presidente dell’Inpgi Marina Macelloni prenderà un compenso annuo di 230 mila euro lordi[/highlight]. Quasi come il Presidente della Repubblica!

Mi chiedo se il Governo sia al corrente di tutto questo. In ogni caso credo sia ora di fare qualcosa.

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Leggi il testo dell’interrogazione direttamente dal sito della Camera.

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