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In questi giorni a Roma si sta svolgendo il pre-vertice Fao preparatorio di quello delle Nazioni Unite a New York.
I temi al centro del dibattito sono “fame e salute“.

Del resto il cibo è nutrimento, il nutrimento è vita. Drammaticamente quando manca il cibo arriva la fame e, in casi estremi, la morte.

Secondo il rapporto Oxfam, nel mondo ogni minuto 11 persone rischiano di morire di fame: quasi il doppio delle vittime provocate dal Covid-19, che uccide 7 persone al minuto.

Il paradosso dei nostri tempi è che contestualmente si muore per sovrabbondanza di cibo e per squilibrio nella dieta. Un decesso su cinque è difatti legato a malattie cardiovascolari, cancro e diabete.

Il cibo, che passa necessariamente dall’agricoltura, dalla pesca e dall’allevamento, s’interseca inevitabilmente con il tema della sostenibilità ambientale. Pensiamo agli effetti dovuti all’eccessivo consumo di carne, così come alla pesca intensiva nei mari e negli oceani, che distruggono equilibri naturali venutisi a creare nei millenni.

Come uscirne?

Intervenendo sulle diseguaglianze nel mondo; sostenendo l’agricoltura di qualità e quindi, per quanto possibile, sostenibile e biologica; sostenendo i piccoli agricoltori e il commercio di prossimità piuttosto che la grande distribuzione; educando globalmente le popolazioni a una corretta alimentazione.

Beppe Grillo ha sempre sostenuto che uno dei gesti più politici che esistano è fare la spesa: sono sempre più convinto che avesse ragione.