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Avete presente la questione del traffico internazionale di rifiuti tossici della Ex Selca? Ricordate i 9 milioni di euro nelle disponibilità del curatore fallimentare della società e che non ha mai voluto destinare per la bonifica del sito inquinato a Berzo Demo in Vallecamonica?

Il M5S è sul pezzo con un lavoro fatto dal Meetup Vallecamonica e dai portavoce di regione, parlamento ed europarlamento.

Oggi apprendiamo dalla stampa che il curatore fallimentare è sotto indagine per disastro ambientale e che si sta pensando di applicare anche la nuova legge sugli Ecoreati.

Fiato sul collo ad ogni livello! Così un po’ di giustizia sociale la portiamo a casa.

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Corriere della Sera (Pietro Gorlani)

Il curatore fallimentare dell’ex Selca di Berzo Demo, Giacomo Ducoli, è indagato per disastro ambientale. Nonostante avesse (e abbia) a disposizione 9 milioni rimasti dal fallimento dell’ex azienda che smaltiva rifiuti tossici provenienti da mezzo mondo, non li ha impegnati prioritariamente per le operazioni di messa in sicurezza e bonifica del sito. Dove sono parcheggiate decine di migliaia di tonnellate di scorie contenenti fluoruri, cianuri e metalli pesanti. Sostanze cancerogene.

 Il nodo dei milioni non utilizzati per disinnescare la bomba ecologica

È quanto emerge dai resoconti stenografici delle audizione dei vertici della procura bresciana da parte della commissione Ecomafie, lo scorso 16 giugno. È il procuratore aggiunto Sandro Raimondi a spiegare di aver «emesso informazione di garanzia nei confronti del curatore della Selca per il reato di disastro ambientale, ex articolo 434 del codice penale». Un altro procedimento nei suoi confronti riguarda un reato contravvenzionale: «inosservanza dei provedimenti delle autorità» (articolo 650 del codice penale). I soldi avanzati dal fallimento della società dei fratelli Ivano e Flavio Bettoni, avrebbero dovuto prioritariamente essere utilizzati per la bonifica. «Questo l’indirizzo dato dalla Cassazione, seguendo le indicazioni dell’Europa» spiega il presidente della commissione Ecomafie, Alessandro Bratti. Perché non è stato fatto? «Per favorire determinati altri utilizzi – risponde il procuratore generale Dell’Osso -. Magari ci saranno dei creditori e andremo a verificare. Possono esserci dei creditori legati alla criminalità organizzata o usurai». Il procuratore aggiunto Sandro Raimondi ha invece specificato che sull’intricata vicenda i procedimenti penali sono tre (una decina gli indagati): quello di bancarotta fraudolenta nei confronti degli ex amministratori, un altro che riguarda altri consiglieri d’amministrazione e l’ultimo riguarda il curatore fallimentare, «che ha perso due volte davanti al Tar e Consiglio di Stato, ma ancora la bonifica non l’ha fatta». Nei suoi confronti si sta valutando anche l’opportunità di applicare la nuova legge sugli Ecoreati approvata il 19 maggio scorso. L’articolo 452-bis prevede fino a 6 anni di carcere e 100mila euro di multa.

Scorie cancerogene provenienti da ogni parte del mondo

Inquietanti i quantitativi di scorie stoccate nello stabilimento e che abbandonate alla intemperie hanno rilasciato il loro succo tossico nell’Oglio e nella falda sottostante (come certificano le analisi Arpa). Non ci sarebbero solo le 23mila tonnellate di scorie provenienti dall’australiana Tomago. Ma sarebbero più di 200mila. «Provenienti anche da Cina e Russia» ha aggiunto il sindaco Giovan Battista Bernardi. Senza contare quelle nascoste sotto la montagna dalla precedente società, la Ucar Carbon (la stessa multinazionale responsabile del disastro di Bhopal in India). Ad essere messo a repentaglio non è solo l’ambiente. Ma la salute di migliaia di cittadini. Per questo parte della commissione è stupita di una certa «inerzia» dei cittadini e delle istituzioni, proseguita per anni. Il presidente Bratti si è augurato che l’Asl competente (quella di Valcamonica) «esegua approfondimenti di carattere epidemiologico, visto che per tanti anni mi sembra che non abbia rilevato quelle situazioni». Nell’audizione si è parlato anche di un’eventuale trasferimento di 45mila tonnellate di scorie (le più tossiche) nelle miniere di salgemma in Germania. Servirebbero, appunto, quei famosi 9 milioni.