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Ieri in Parlamento ho presentato un’interpellanza urgente per chiedere al Ministero del Lavoro controlli effettivi e tempestivi in tutte le realtà lavorative: abbiamo il dovere di tutelare al massimo la salute e la sicurezza di quei lavoratori che in questa fase di emergenza stanno mandando avanti il Paese: un esercito di “invisibili” ai quali non possiamo dare solo un indennizzo e una pacca sulla spalla.

Fondamentale è anche porre un freno alle deroghe, forse troppe, che molte aziende stanno chiedendo in province duramente colpite dal Coronavirus come Brescia e Bergamo.

Ho sentito anche il dovere di ristabilire un minimo di verità di difendere l’operato del Governo, che pur avendo tutti contro – sia in Italia sia all’estero – ha reso il nostro Paese un modello di cui essere orgogliosi.

In fondo trovate il video integrale del mio intervento, che potete ascoltare anche cliccando qui.



Grazie Presidente

Vede, vengo da Palazzolo sull’Oglio, un comune nel Bresciano che si trova proprio nel mezzo delle due province più colpite in Italia da questa maledetta epidemia. Lo stesso comune è stato tragicamente interessato da un numero di decessi senza precedenti nella storia recente.

Qualcuno ci dice che non è stato fatto abbastanza, che ci si è mossi in ritardo. Io umanamente non me la sento di replicare a loro. Cosa possiamo rispondere a chi si è ammalato? A chi ha perso i propri cari? NULLA. Io stesso mi chiedo quotidianamente, pur non avendo incarichi di Governo, se avrei potuto fare di più.

Però occorre fare chiarezza rispetto a chi sta utilizzando questa tragedia di massa a fini propagandistici e portare un minimo di verità storica in questo Parlamento.

In seguito alla notizia dei turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani con sintomi influenzali, il giorno dopo – 31 gennaio – l’Italia blocca i voli dalla Cina verso l’Italia. Questo mentre c’era chi sosteneva che era da irresponsabili e che la Cina ce l’avrebbe fatta pagare per questo affronto.

Il 23 febbraio il Governo emana il dl 6/2020 che prevede“misure per il contenimento dell’emergenza epidemiologica” individuando le prime aree rosse, questo immediatamente dopo il caso del primo paziente italiano positivo al Coronavirus.

Il 25 febbraio Giuseppe Conte firma il dpcm che introduce nuove misure in materia di svolgimento delle manifestazioni sportive di ogni ordine e disciplina, di organizzazione delle attività scolastiche e della formazione superiore, di prevenzione sanitaria presso gli Istituti penitenziari, di organizzazione delle attività culturali e per il turismo.

Il 27 febbraio (soltanto due giorni dopo) Matteo Salvini in aperta polemica con il Governo e rivolgendosi agli italiani chiede con forza di riaprire tutte le attività commerciali rispetto le quali l’esecutivo aveva predisposto la chiusura a tutela della salute pubblica. E incomincia un elenco infinito di esercizi: palestre, piscine, artigiani, commercianti etc.

Il 29 febbraio Giorgia Meloni fa un appello al mondo chiedendo in inglese a tutti i turisti di accorrere in Italia. L’accusa è che il Governo sta dando una pessima immagine dell’Italia con le prime restrizioni di contenimento.

Questo Governo aveva tutti, ma proprio tutti contro!

Ve la ricordate il 5 marzo la CNN che in una grafica mostrava l’Italia come l’epicentro del contagio nel mondo?

Ve li ricordate i titoloni dei giornali italiani che accusavano il Governo di un eccesso di premura. Titolo: ITALIA CHIUSA!

La sospensione del Carnevale di Venezia concordato tra il Ministero della Sanità e la Regione Veneto e le conseguenti polemiche a reti unificate?

Ve li ricordate persino alcuni epidemiologi che fino ai primi di marzo ci rassicuravano sostenendo che non si doveva fare terrorismo e che si trattava di una influenza poco più forte di quella stagionale?

Ve li ricordate i leader Europei e mondiali? Che molti commentatori politici elevavano a grandi statisti.

Macron e Merkel che mentre in Italia si chiudevano le scuole e i vari luoghi di aggregazione, le competizioni sportive… nei loro Paesi non muovevano un dito, tant’è vero che si svolgevano concerti con decine di migliaia di persone, competizioni sportive come la corsa ciclistica Parigi – Nizza svoltasi regolarmente tra il 5 e il 15 marzo (fermata solo con un giorno di anticipo), mentre in Italia competizioni come la classica “Le Strade bianche” era già stata annullata 10 giorni prima (5 marzo) e ancor prima tutte le competizioni amatoriali e le attività sportive al chiuso.

Per non parlare del raduno dei puffi, sempre in Francia: 3.000 sprovveduti cerati di blu che allo slogan “pufferemo il virus” lo stavano invece diffondendo.

Boris Johnson (Primo ministro del Regno Unito) che a pandemia in corso avanzava la malsana proposta della “terapia di gregge”.

Donald Trump che nemmeno una settimana fa, dopo oltre 2.000 morti negli Stati Uniti si era schierato contro le misure restrittive di contenimento nello stato di New York, e solo in un secondo momento ha fatto dei passi indietro.

Ve la ricordate Confindustria che sosteneva che l’Italia non se lo poteva permettere di fermarsi? I presidenti di Confindustria Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e il presidente nazionale Vincenzo Boccia avevano avvisato senza mezzi termini che “se si fermano le merci” e le fabbriche “ci sarà un effetto collaterale negativo acceleratore sull’economia”.

Nel contempo alcune istituzioni regionali di certo non aiutavano. Ordinanze regionali discordanti tra loro e nonostante ciò si imponeva al Governo di non consentire l’omogeneizzazione delle misure di contenimento sul territorio nazionale perché le loro ordinanze seppur incoerenti dovevano continuare a rimanere in piedi. (esempio palestre veneto e lombardia)

Per non parlare dei farlocchi appelli del governatore della Regione Lombardia a chiudere tutto a partire dalle attività produttive, questo a parole, dichiarandolo ai giornali.

Ma quando il Presidente Conte ha chiesto al Governatore di inviargli una proposta, la risposta è stata la seguente: “per quanto riguarda le restanti attività produttive è già stato raggiunto un accordo con Confindustria Lombardia che prevederà l’eventuale sospensione o riduzione delle attività lavorative per le imprese.” Guarda caso il Governatore aveva da poco incontrato il Presidente di Confindustria Lombardia che aveva sentenziato “Le fabbriche sono oggi probabilmente il posto più sicuro“. Era l’11 marzo, nello stesso giorno il Governo estende ulteriormente le misure di contenimento chiudendo tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle farmacie e delle parafarmacie.

In quanto alle attività produttive, ancora una volta a doversi prendere la responsabilità di una ulteriore stretta è stato il Premier Giuseppe Conte stilando con un altro dpcm del 22 marzo (successivamente aggiornata) una difficile lista di attività produttive strategiche per consentire a tutti noi i servizi e i beni essenziali, per le restanti l’obbligo di chiusura.

L’Italia è stato dunque il primo Paese in Europa a intraprendere misure di questo tipo, il primo!

Ecco, la Storia non si fa col senno di poi. E’ troppo facile da parte di chi si diverte a soffiare sul fuoco nonostante le evidenti responsabilità di tutti questi soggetti!

In una fase così critica ognuno ha il dovere di fare la propria parte. Cosa che personalmente, e allo stesso modo i miei colleghi di commissione e i corregionali continuiamo a fare.

Qualche giorno prima dell’emanazione del dpcm del 22 marzo, come parlamentari e consiglieri regionali (Lombardia) avevamo scritto una lettera al Presidente del consiglio dove chiedevamo una maggiore tutela del nostro personale sanitario (estensione dei tamponi a chi è stato in contatto con soggetti positivi); estensione anche a tutti i cittadini lombardi che presentano sintomi da Covid-19 e ai familiari; stretta su cantieri e attività non essenziali; infine maggiori controlli e sanzioni per chi non rispetta il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Perché non ci possiamo girare attorno, la Lombardia e in particolare alcune province non sono paragonabili al resto d’Italia. Nella sola Lombardia abbiamo avuto oltre il doppio dei morti rispetto a tutta la Cina (3.312 decessi in Cina), 7.593 morti in Lombardia; al primo aprile nella sola provincia di Brescia i morti erano 1.398; 2.060 per la provincia di Bergamo, ma anche le province di Lodi e così di seguito se facciamo un rapporto numero abitanti e contagiati.

Proprio su questo ultimo punto, la sicurezza, abbiamo concentrato la presente Interpellanza. Ai sensi dell’Art. 13 del Protocollo per la sicurezza nelle aziende, è costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole condivise con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e degli RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).

La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è attribuita all’azienda sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di competenza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai sensi dell’art. 13 del D.lgs. n. 81/2008, e ai Comitati regionali di coordinamento di cui all’art. 7 del D.lgs. n. 81/2008.

Purtroppo non in tutte le aziende risultano essere costituite rappresentanze sindacali che possano vigilare sul rispetto delle misure di prevenzione e contenimento della diffusione del virus Covid-19.

Inoltre, a causa dell’emergenza da Coronavirus il sistema sanitario è in grave sofferenza e, conseguentemente, difficilmente potrà essere predisposta l’attività di prevenzione e vigilanza. 

L’art. 13 comma 2 lettera c) del d.lgs. 81/2008 in materia di “Vigilanza” prevede che il personale ispettivo del Ministero del Lavoro può vigilare sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro su attività “comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del Lavoro e della previdenza sociale, e della salute informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Azienda sanitaria competente per territorio”.

Quindi siamo a chiedere quali iniziative intenda intraprendere per rendere cogente la succitata disposizione recata dall’articolo 13 lettera c) del d.lgs n.81/2008, al fine di consentire al personale ispettivo dell’Ispettorato nazionale del lavoro dicoadiuvare l’attività di controllo a carico delle Aziende sanitarie territoriali (ATS) già in sofferenza per l’emergenza sanitaria in corso.

E colgo l’occasione per ringraziarli per il ruolo importante che ricoprono e che in questa fase potrebbe essere ancora più rilevante.


Questa la mia replica alla risposta del Ministero.

Ringrazio il Sottosegretario per la risposta, non posso dire di essere pienamente soddisfatto. 

Insisto sul fatto che occorre un maggior impegno da parte di tutte le istituzioni preposte.

Il Ministero del Lavoro ha tutti gli strumenti per intraprendere iniziative di controllo. Lo dice espressamente la Legge, in particolare l’art. 13 comma 2 lettera c) del d.lgs. 81/2008, è possibile coadiuvare l’attività di controllo a carico delle Aziende sanitarie territoriali (ATS).

Voglio ricordare nuovamente che molte aziende sono prive di rappresentanza sindacale, in molti casi ritroviamo realtà di “sindacati padronali” che esistono solo sulla carta. Questi lavoratori non hanno riferimenti nel proprio contesto lavorativo e in quei casi chi vigila sulla loro sicurezza?!

Stiamo parlando della tutela in assoluto più importante, quella della difesa della salute e nel rispetto della vita umana.

Ne approfitto anche per porre all’attenzione del Governo alcune situazioni allarmanti, con il dpcm del 22 marzo aggiornato successivamente in data 24 marzo è stato stilato l’elenco dei codici ateco che si riferiscono alle attività produttive essenziali che continuano a operare in Italia. E’ stato un lavoro molto complesso e sono sempre stato dell’idea che per decreto fosse impossibile dettagliare in maniera puntale quale attività rientrasse effettivamente tra quelle essenziali o meno, ecco perché viene data la possibilità alle aziende di derogare presentando comunicazione al Prefetto.

Ci sono però delle anomalie. Una recente indagine giornalistica di Paola Zanca del Fatto Quotidiano ci racconta una realtà inquietante. Solo a Bergamo, l’epicentro del contagio in Italia, alla data di ieri erano 1.800 le aziende che hanno chiesto deroghe autocertificando che rientrano tra le attività essenziali pur essendo fuori dalla lista ATECO e quindi continuano a operare in attesa di un eventuale blocco successivo da parte di Carabinieri e Guardia di Finanza.

I sindacati hanno chiesto al Prefetto l’elenco delle autocertificazioni pervenute. Spero gli sia stato fornito.

A Brescia la situazione è persino peggiore, si parla di 2.980 pec arrivate alla prefettura.

Ci sono molte aziende che per il 5% operano in settori essenziali ma con quel pretesto mantengono il 100% della produzione esponendo al rischio contagio migliaia di lavoratori e le loro famiglie. E’ ora di finirla.

Scusate se mi sentite troppo accorato.

Sono anche convinto che il tessuto produttivo sia da sostenere, prima ci metteremo tutti in sicurezza, prima ne usciremo e prima ripartiremo. Se qualcuno pensa di fare il furbo deve sapere che in realtà sta danneggiando un’intera comunità. Anzi, il Paese intero.

Voglio approfittare di questo spazio per ringraziare tutto il personale sanitario che è al fronte senza risparmiarsi un attimo, a costo della propria vita. I nostri “eroi” vengono definiti giornalisticamente, appellativo a cui farebbero volentieri a meno.

Ma voglio ringraziare anche i “diversamente eroi”, tutti i lavoratori che operano a contatto con il pubblico. Non salvano vite in senso stretto, come fanno medici e infermieri, ma per garantire a tutti noi la dispensa piena e i beni di prima necessità rischiano ogni giorno la loro vita.

Non vengono mitizzati perché pare che nei loro confronti tutto sia dovuto e talvolta persino il rispetto diventa un lusso. E invece non dovrebbe essere così.

Quando hanno firmato il contratto di lavoro, penso ai commessi dei supermercati – spesso da poco più di 1.000 euro al mese, bene che vada – non c’era nessuna clausola che prevedesse la missione di sfamare orde di clienti in preda alla psicosi, magari inconsapevolmente contagiati da un virus potenzialmente letale.

I commessi dei supermercati, così come tutte le persone che continuano a lavorare a contatto con il pubblico, sono da ringraziare quotidianamente. E la più grande forma di rispetto è quella di osservare alcune semplici regole di buonsenso.

Poi vorrei ringraziare anche i “lavoratori invisibili”, coloro i quali consentono agli ospedali di funzionare. Quelli del settore delle pulizie che sanificano e disinfettano ospedalli, gli installatori di igienizzanti negli ospedali e nei centri commerciali che entrano in contatto con ambienti molto pericolosi (sale operatorie, servizi igienici e così di seguito) e rendono fruibili servizi indispensabili.

Ovviamente dobbiamo ringraziare tutti coloro i quali in questi giorni stanno lavorando, ma proprio tutti.

Ora quello che spero è che questa emergenza possa servire a tutti noi a rimettere in ordine la scala dei valori. Non ci dobbiamo assolutamente dimenticare il giorno dopo finito l’incubo di queste persone. Dobbiamo riordinare il valore sociale che ogni singolo nel proprio campo sta apportando. Non trattare più il lavoratore come mero strumento del mercato. Riscoprire la dignità del lavoro, le tutele, il diritto alla salute.

Infine vorrei ringraziare i volontari. Gli Alpini, la Croce Rossa, Emergency e tutte le realtà del terzo settore che a titolo gratuito stanno compiendo dei veri e propri miracoli. Anche di loro non ci dovremo dimenticare finito quest’incubo.

Con questo chiudo e ringrazio nuovamente.



Testo integrale dell’interpellanza urgente (2-00698) rivolta al Ministero del Lavoro.


Video integrale del mio intervento in Aula, risposta del sottosegretario per il Lavoro Puglisi e mia replica.