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Con la stampa siamo spesso duri e severi, a volte sull’onda dell’indignazione non andiamo per il sottile, ma la presenza di forti gruppi di interesse (politico, economico e finanziario) nel mondo dell’informazione è documentata da analisti, scrittori e ottimi giornalisti. Oggi per libertà di stampa l’Italia è 77esima alle spalle di Burkina Faso e Botswana: lo dice Reporter senza frontiere.

Nel M5S (che non possiede né giornali né Tv) pensiamo che senza coraggio, onestà intellettuale e vera indipendenza l’informazione libera sia un miraggio. Ma [highlight]come si può avere informazione indipendente se la maggioranza dei giornalisti è ricattabile e fa la fame?[/highlight] I numeri parlano da sé.

747% – La percentuale di crescita del numero degli autonomi dal 1997 al 2014: la costante espulsione dei “dipendenti” è certificata dal rapporto Lsdi 2014.
17,9% – Il guadagno di chi lavora con P.IVA o ritenuta d’acconto rispetto a chi è dipendente
67% – La percentuale di giornalisti autonomi italiani sul totale degli iscritti (anno 2014)
230.000 euro – Il compenso annuo della presidente dell’Inpgi (la cassa dei giornalisti, oggi in crisi)
0 – Il reddito lordo in euro dichiarato da 4 freelance su 10 (2014)

Pensiamo cosa significa tutto questo nella sola Lombardia, che con il Lazio raccoglie il 39% di tutti i giornalisti autonomi e dove, nel dicembre 2015, gli iscritti all’elenco pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti sono 13.839 (831 solo in provincia di Brescia). In alcune regioni come il Veneto gli autonomi sono il 57%.

Nei giorni scorsi il M5S ha presentato un’interrogazione a mia prima firma per chiedere al Governo cosa intende fare per risolvere la grave crisi della cassa di previdenza dei giornalisti (Inpgi) e per contrastare il dilagante sfruttamento di collaboratori e freelance.

Nelle redazioni si vedono orde di aspiranti giornalisti sottopagati che spesso non possono nemmeno iscriversi all’Ordine. Si vedono i professionisti costretti a rinunciare al contratto nazionale pur di lavorare. Il grado di sindacalizzazione è bassissimo: in Lombardia (che con il Lazio raccoglie il 39% di tutti i giornalisti autonomi italiani) solo il 21% dei collaboratori è iscritto alla Fnsi.

Più volte il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha parlato di “schiavitù”. Sono anni che si sente parlare di equo compenso, di riforme dell’editoria, di misure a favore dei giornalisti. Le stesse identiche cose che il Ministero delle Politiche Sociali ha ripetuto oggi rispondendo a una mia interrogazione sul tema. In tre parole: “Ci stiamo lavorando”. Peccato che [highlight]nel Ddl Editoria oggi in discussione non ci sia traccia di misure chiare e determinate per contrastare lo sfruttamento di chi l’informazione la produce sul campo[/highlight].

Conosciamo la situazione e per quanto possibile agiremo per affermare il diritto dei giornalisti a trattamenti dignitosi e diritti certi. Diritti non garantiti dal mix esplosivo tra Jobs Act e abolizione dell’articolo 18. Per questo, nella sua risposta, il Ministero avrebbe fatto meglio ad astenersi dal sostenere che il Governo e il Jobs Act hanno contribuito a dare “maggiore stabilità nei rapporti di lavoro”. Forse non ha letto i dati del Ministero dell’Economia sul boom di licenziamenti?

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[highlight]Il testo della mia interrogazione.[/highlight]

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[highlight]La risposta consegnata dal Ministero giovedì 15 settembre 2016.[/highlight]

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