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Prima ti approvano la Legge Fornero e l’innalzamento dell’età pensionabile senza tenere conto delle diverse categorie di lavoratori (come i precoci o gli addetti a lavori usuranti) e stabilendo soglie allucinanti. Poi, spacciandosi per i difensori dei tuoi diritti, ti offrono la possibilità di andare in pensione in anticipo, salvo obbligarti a rinunciare a una parte della tua pensione, sulla quale speculeranno banche e assicurazioni.

Non parliamo di Dottor Jekyll e Mister Hide. [highlight]Parliamo della classe politica che ci governa[/highlight]. Una casta molto abile nel gioco delle “tre carte” e [highlight]per la quale i diritti non si garantiscono, ma si rubano e si rivendono a chi li compra[/highlight].

Come ho spiegato a Radio Radicale nell’intervista di martedì 13 settembre 2016, il sistema pensionistico italiano ha bisogno di un po’ di flessibilità, ma nel segno dell’equità e senza dimenticare che la pensione è un diritto, non una merce. Se parliamo di diritti e vogliamo cercare soluzioni, allora [highlight]bisogna agire senza coinvolgere le banche e le compagnie assicurative[/highlight]. L’anticipo pensionistico (più noto come Ape) è infatti l’ennesimo provvedimento a favore di istituti di credito e finanziari.

Per dovere di cronaca, credo sia giusto ricordare che le prime forti richieste di intervento sui temi dei lavoratori precoci e dei lavori usuranti sono state avanzate in Commissione dal Movimento Cinque Stelle. Così va ricordato che l’amico e collega Davide Tripiedi aveva rintracciato un fondo di 1,5 miliardi di euro per i lavori usuranti. Un fondo che fino ad allora era stato inutilizzato e che il Governo ha subito fatto sparire per destinare quelle risorse ad altro.

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