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Per il secondo anno consecutivo festeggiamo il 2 giugno in pandemia. Per me equivale a chiedermi se in questi mesi terribili siamo stati fedeli ai principi della Repubblica e della nostra democrazia.

Io dico di sì, perché tutti abbiamo dovuto subire le limitazioni e nessuno ha potuto porsi sopra la legge. Inoltre siamo stati costretti ad applicare la nostra Carta costituzionale ponendo grande attenzione all’interesse generale e collettivo, non solo ai diritti individuali. Del resto la soluzione a un problema che si crea insieme – il contagio – non può che essere trovata insieme. E questo non vale solo per una pandemia.

Così dopo una lunga stagione di contrapposizione tra individuo e Stato, tra privato e pubblico, siamo tornati a pretendere più investimenti nella sanità, nella scuola, nei trasporti pubblici. Abbiamo riscoperto i richiami al diritto alla salute e l’urgenza di rimuovere le disuguaglianze. Sono tutti punti “programmatici” della nostra Costituzione e penso che per dare un senso alle troppe vite perse dovremmo darci da fare tutti per concretizzarli, mettendo da parte le inutili polemiche.

Questo non significa che la nostra Carta non vada aggiornata, resa più inclusiva ed estensiva dei diritti. Le inchieste recenti che riguardano il nostro territorio, ma più in generale il tempo in cui viviamo, ci dicono che la tutela dell’ambiente deve entrare pienamente in Costituzione, e così la tutela dei beni comuni. Lo stesso vale per i diritti degli animali, da riconoscere finalmente come esseri senzienti.