Ieri sono stato a Marina di Camerota (Salerno) ospite del 36esimo Forum Aniv (Associazione Nazionale Ispettori Vigilanza). Al centro del dibattito la gestione della vigilanza ispettiva, quindi la partecipazione attiva degli enti nel presidiare il territorio, garantire il lavoro e tutelare la concorrenza tra le imprese.

Personalmente ho iniziato a masticare la materia nel 2014 mentre ero relatore di minoranza e oppositore del Jobs Act, che con l’introduzione dell’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro) ha portato anche a una riforma delle agenzie ispettive. Fin da subito il sospetto era che l’operazione, anziché portare a una maggiore efficienza dei controlli, potesse smantellare un sistema funzionante.

Purtroppo questo tema è ostico e di difficile comprensione per l’opinione pubblica, e l’impatto sul mondo del lavoro e sui conti pubblici non viene nemmeno percepito. 

Oggi si fa un gran parlare di grandi proposte politiche che richiedono rilevanti coperture economiche, ma sapete a quanto ammontano le cifre evase da poter aggredire grazie a un efficace sistema dei controlli? Ve lo dico con numeri: 208 miliardi di euro all’anno tra lavoro sommerso ed evasione contributiva, che da sola ammonta a 63 miliardi di euro!

Pensate che gli ispettori Inps con un organico deficitario e strumenti di lavoro non propriamente adeguati risultano essere i dipendenti pubblici in assoluto più produttivi e redditizi per le casse dello Stato e dell’Inps stesso. Ognuno di loro in un anno riesce ad accertare circa 1 milione di euro di evasione contributiva. Ovviamente senza dimenticare la professionalità di chi opera negli altri enti. Perché in questa storia, come al solito, il problema è la governance. 

Certo! Perché in Italia è così: quando qualcosa funziona deve essere smantellato!

Al ministro del Lavoro Giuliano Poletti chiesi in Parlamento se l’intento fosse quello di togliere autonomia agli enti che gestiscono le ispezioni mettendole sotto il controllo del suo dicastero. Forse infastidivano le realtà cooperative spesso pizzicate nel commettere numerosi illeciti relativamente alle norme sul lavoro? Il suo passato come presidente Legacoop credo potesse legittimare ogni sospetto. 

Sono convinto che questo tema debba essere messo al centro del dibattito politico perché se gli organi ispettivi fossero ben gestiti i conti del Paese potrebbero essere in buona parte risanati. Si potrebbe fare gli investimenti che l’Italia attende da troppo tempo, combattere le truffe ai danni dello Stato, portare più legalità, combattere la concorrenza sleale tra imprese, tutelare i diritti dei lavoratori a partire dal tema della sicurezza e molto altro ancora.

Ne approfitto per ringraziare tutti gli ispettori d’Italia che ho conosciuto in questi anni che sono accomunati da un’incredibile competenza e dalla passione per l’importante ruolo svolto.

Grazie di cuore per la battaglia che state conducendo. Non siete soli.


L’andamento delle ispezioni e il recupero delle somme negli ultimi cinque anni.