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Oggi è l’undicesimo compleanno del MoVimento 5 Stelle.

Li ho vissuti tutti, compresi gli anni precedenti quando eravamo ancora allo stadio embrionale. Quando il M5S non esisteva come organizzazione politica nazionale; esistevano solo sparuti gruppi di cittadini che armati di entusiasmo e voglia di cambiamento cercavano di cambiare faccia alla propria realtà locale.

L’ho sperimentato con gli amici del gruppo di Palazzolo s/O avanzando proposte come il ciclo virtuoso dei rifiuti, la modifica dello Statuto comunale volta a riconoscere l’acqua bene comune e diritto inalienabile, le dirette streaming dei consigli comunali, il wi-fi libero e gratuito negli spazi comuni, l’implementazione degli strumenti di democrazia diretta come il bilancio partecipativo, la redistribuzione dei pasti non smistati nelle mense in favore dei meno abbienti e via di seguito.

Ora tutte queste proposte sono realtà nel comune in cui vivo, nonostante il M5S non abbia mai avuto mezzo rappresentante al suo interno.

Questa per me è l’essenza del MoVimento 5 Stelle: partecipazione finalizzata alla promozione di progetti per la collettività.

Poi siamo diventati adulti e forse gli eventi ci hanno costretto a crescere troppo in fretta. Il salto nelle istituzioni a un certo punto è sembrato inevitabile. Del resto con i primi V-Day avevamo utilizzato strumenti di democrazia diretta previsti nella nostra Costituzione per cambiare il Paese e nonostante il coinvolgimento di milioni di cittadini l’immane sforzo fu vanificato dal sistema. Non c’era alternativa se non quella di entrare nelle Istituzioni per cambiarle dal loro interno, grazie a semplici cittadini chiamati nel difficilissimo compito di farsi portavoce della collettività. In sintesi, il Cittadino che si fa Stato.

In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri no. È giusto guardare criticamente alle sconfitte e agli errori, ma è altrettanto giusto ricordarsi dei risultati che abbiamo portato a casa.

Basterebbe menzionare il primo dei dieci punti dell’agenda politica per uscire dal buio, era il 2013 e il Reddito di Cittadinanza non era nemmeno nel vocabolario comune, non se ne conosceva il significato (almeno in Italia).

Sei anni dopo non mi sarei mai immaginato di avere l’onore in qualità di Sottosegretariato unico designato di scortare il provvedimento verso la conversione in Legge, dando vita a una misura storica che ad oggi sta rivoluzionando la vita di oltre 3 milioni di persone e il Paese intero per gli effetti che sicuramente vedremo nei prossimi anni.

Merito del Governo Conte I? Dei vari padri, madri, sorelle o cugine del Reddito come qualcuno ama definirsi? Direi proprio di NO!

Quella misura è figlia delle migliaia di persone che hanno marciato per svariati chilometri da Perugia ad Assisi nel 2015 e nel 2017. È figlia degli 8 mila iscritti a Rousseau che tramite la funzione “Lex” hanno visionato e commentato per 60 giorni la proposta e grazie ai quali la stessa è stata implementata. È figlia di tutti coloro i quali hanno organizzato iniziative pubbliche per illustrare questo strumento e di coloro che in ogni forma l’hanno sostenuto e continuano a farlo, anche con il semplice passaparola e confronto civile.

Questo per dire che un progetto è tanto valido quanto è collettivo e partecipato.

In questo periodo di polemiche e dissidi interni credo occorra concentrarsi maggiormente sui temi, sulle proposte, sulla visione (sempre che non venga utilizzata per altri fini). Io stesso sto lavorando sul tema della riduzione degli orari di lavoro – battaglia indubbiamente identitaria del nostro Movimento – e non vedo l’ora di condividerla con tutti gli iscritti.

Non me la sento di prendere la parte di questo o quello. Indebolirebbe ulteriormente il nostro Movimento. Inoltre personalmente non conosco bene tutte le questioni sottostanti le discussioni di questi ultimi tempi. Spero però che le posizioni che ad oggi sembrano inconciliabili vengano superate quanto prima. Lo dobbiamo a tutto il Movimento 5 Stelle, che è fatto tanto dagli eletti, tanto dagli iscritti.

Non dimentichiamoci da dove siamo partiti. Ricordiamoci come portavoce degli impegni presi all’atto della candidatura. Ricordiamoci che se siamo stati eletti nelle istituzioni è proprio grazie agli strumenti di democrazia diretta messi a disposizione dalla piattaforma Rousseau. Ricordiamoci di quanto siamo privilegiati nel ricoprire il nostro ruolo. Io stesso ogni giorno penso che se non fosse stato per Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e il figlio Davide mai avrei avuto questa opportunità. Un operaio di un’umile famiglia senza santi in paradiso e raccomandazioni in qualsiasi altra forza politica non avrebbe avuto mezza possibilità. Ricordiamocelo.

Dopodiché andiamo avanti, correggiamo il tiro dove necessario e tutti insieme possibilmente e per dirla alla Pierangelo Bertoli “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro“.