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TUTELARE IL DIRITTO A UNA VITA DIGNIGOSA

Intervista pubblicata da “Il previdente” (edizione luglio-agosto 2021)

di Alessandra Petri

Claudio Cominardi, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati, membro della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato, fino al 2019 Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ha partecipato alle battaglie in difesa dell’acqua pubblica, contro il Jobs Act e lo Sblocca Italia, contro la Riforma della Costituzione proposta dal Governo Renzi, per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori precoci e a tutela degli addetti a lavori usuranti, nonché per la riforma del settore dei call-center. Si è battuto, inoltre, per l’istituzione del fondo a tutela delle vittime di reati violenti intenzionali.

Da anni si dedica allo studio del fenomeno della disoccupazione tecnologica, tema sul quale nel 2014 ha presentato la prima risoluzione in Commissione. Con la collega Tiziana Ciprini e grazie alla preziosa collaborazione del sociologo Domenico De Masi è il promotore di Lavoro 2025, la ricerca scientifica che analizza l’evoluzione del lavoro nel prossimo decennio.

“Il Reddito di cittadinanza non si tocca. Pronti alle barricate”. Cominardi, partendo da questa affermazione cosa può aggiungere in merito?

Difendere il Reddito di cittadinanza significa tutelare il diritto a una vita dignitosa di numerose famiglie nel nostro Paese, che per svariati motivi si sono ritrovate in difficoltà. Ci sono famiglie che sono nate nella parte “sfortunata” del Paese, altre che sono cadute in miseria per la crisi economica e ultimamente per la pandemia che ha messo in ginocchio la parte più vulnerabile. Come uomini delle istituzioni non possiamo voltar loro le spalle.

Quali sono i traguardi raggiunti dal RdC fino ad oggi?

Nel 2020, grazie al RdC, 3,7 milioni di persone, di cui 1,3 milioni di famiglie e oltre 450 mila disabili, hanno ricevuto un sostegno concreto dallo Stato. Nello stesso anno, le conseguenze economiche dovute al Covid-19 hanno portato a un incremento dei nuclei percettori della misura pari al 43% e il 57% dei beneficiari è stato in grado di superare la soglia di povertà. In Germania per raggiungere risultati analoghi c’hanno impiegato circa 15 anni! Con questo intervento storico, a maggior ragione in questo periodo di forti incertezze, si è riusciti a prevenire una bomba sociale pronta ad esplodere. Nessuno ce lo riconoscerà ma sono i numeri e i fatti a parlare.

A proposito di numeri, nonostante le regioni siano ancora al palo con le assunzioni per il potenziamento dei centri per l’impiego, soprattutto grazie ai Navigator tanto criticati, si è riusciti a ricollocare mezzo milioni di beneficiari. Un numero incredibile se pensiamo che si tratta di persone con bassissima scolarizzazione e spesso nemmeno automunite.

Esiste qualche altro progetto in cantiere rispetto ad assistenza e occupazione su cui state riflettendo e che possa anticipare?

Personalmente sto lavorando su vari campi che potrebbero far evolvere il nostro Paese verso la modernità sociale, economica e lavoristica. Riporto un breve elenco per titoli:

  • Superamento del gender pay gap (disparità salariale uomo – donna);
  • Salario minimo orario;
  • Rimodulazione orario di lavoro verso una riduzione generalizzata agganciata ai livelli di produttività;
  • Universalità del sostegno al reddito;
  • Potenziamento dell’autonomia ispettiva della vigilanza dei singoli Istituti.