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Qui di seguito il mio intervento alla discussione della mozione M5S ANTI-TTIP:

TTIP: trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America.

Se il progetto avrà successo, sarà la più grande area di libero scambio della storia umana, in grado di coprire oltre il 46% del PIL mondiale, che aumenterebbe al 51,3% se si estende a tutti i membri della North American Free Trade Agreement (NAFTA) e ai membri dell’Associazione europea di libero scambio (AELE). Questo progetto è talvolta presentato come il primo passo verso la creazione di un’unione transatlantica realizzando l’unità economica del mondo occidentale.

I proponenti sostengono che l’accordo sarà causa di crescita economica per i paesi partecipanti, i critici sostengono che questo aumenterà il potere delle multinazionali e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo.

Secondo Joseph Stiglitz: il TTIP non è un accordo di libero scambio. [..] Gli Stati Uniti vogliono un accordo commerciale gestito per favorire alcuni interessi specifici e non gli interessi dei cittadini.

Il dipartimento del commercio non rivela neanche ai membri del congresso le condizioni del trattato. [..] In realtà la posta in gioco sono le norme sull’ambiente e sulla sicurezza. Ripeto, questo non è un accordo di libero scambio ma di scambio gestito. Il problema non è la tutela degli investirori come vogliono farci credere, in realtà vogliono garantire di poter svolgere attività nocive per l’ambiente e la salute.

Per fare un esempio: Philip Morris ha fatto una causa contro l’Uruguay, perché l’Uruguay vuole proteggere i propri cittadini dalla nocività delle sigarette limitando la vendita ai minori e la pubblicità.

La Philip Morris sostiene che è una limitazione al libero scambio e che hanno il diritto di vendere i prodotti che uccidono la gente. Ai sensi dell’accordo di investimento (TTIP) che voi europei firmerete, rinuncerete al vostro diritto di proteggere i vostri cittadini. [..] State molto, molto attenti prima di firmare questo tipo di accordi perché aggravano le disuguaglianze facendo scendere la domanda aggregata e inaspriscono e aggravano i problemi dell’Europa. Queste le parole del premio Nobel dell’Economia Stiglitz, ospite alla Camera dei deputati poche settimane fa e applaudito da tutte le forze politiche presenti al convegno.

A dimostrazione di ciò vi porto una testimonianza personale. In un recente viaggio a Washington con la delegazione parlamentare italiana per un incontro di amicizia con gli Stati Uniti io ed i colleghi del M5S Tiziana Ciprini e Davide Tripiedi abbiamo interrogato varie istituzioni e organizzazioni sul tema: personale diplomatico, un’importante associazione quale è la National Italian American Foundation, deputati del congresso come Patrick Tiberi (Partito Repubblicano) e Bill Pascrell (Partito Democratico) ed infine una delle donne più potenti d’America, la minority leader del Partito democratico Nancy Pelosi, il braccio destro di Obama. Con la collega Tiziana Ciprini le abbiamo posto la seguente domanda:

“Come deputati abbiamo già interrogato il nostro governo per avere delle risposte, anche i nostri europarlamentari hanno fatto lo stesso in Europa con la Commissione Europea. Le chiediamo quindi perché tanta segretezza rispetto ad un accordo così importante che ridefinirà gli standard mondiali del commercio e le regole del mercato del lavoro, e vogliamo sapere perché la discussione è sottratta al controllo e alla responsabilità delle istituzioni democratiche.”

Nancy Pelosi risponde: “Non sono a conoscenza della segretezza di cui lei parla, comunque le posso dire che all’interno del congresso non è molto popolare questo accordo. Vogliamo veramente vedere come i lavoratori beneficeranno di questo accordo, più ci diranno e più lo vedremo, ancora non abbiamo formulato un’opinione.

Il presidente vuole molto questo accordo ma gli abbiamo già detto, a meno che non ci siano consultazioni maggiori per capire cosa votiamo, non ci sono le condizioni.

Praticamente una supercazzola degna dei peggiori politici della Repubblica italiana.

Tradotto dal politichese alla lingua italiana: l’accordo è sulla scrivania di Obama, pochi “rappresentanti” dei potentati economici privati sono a conoscenza dell’evoluzione degli accordi che riguardano la vita di miliardi di persone che non hanno il diritto di sapere nulla, se non solo dopo la sottoscrizione dell’accordo stesso vivendone direttamente i drammatici effetti che comporterà sulla loro, nostra vita.

Tutti i negoziatori europei al momento lo negano, ma il TTIP potrebbe spalancare le porte a carni trattate con ormoni e antibiotici, latte arricchito e produzioni con organismi geneticamente modificati. E a vigilare sulla corretta applicazione del Trattato ci sarebbe un Arbitrato internazionale privato, le cui decisioni saranno superiori alle leggi nazionali e, quindi, alle stesse sentenze dei tribunali.

Il caso dell’Egitto che rischia di pagare un risarcimento milionario alla multinazionale Veolia per aver istituito il salario minimo per legge comportando maggiori oneri per la stessa corporation, potrebbe verificarsi anche da noi. Così come il caso dei contadini colombiani che a seguito di un accordo commerciale con gli Stati Uniti sono stati obbligati alla semina di OGM che alimenta il business e il monopolio delle multinazionali, situazione che ha comportato scontri con le forze dell’ordine che hanno causato vittime e feriti di martiri che difendevano il loro raccolto e le sementi originarie.

Per non parlare dei nostri prodotti tipici, i migliori al mondo – lasciatemelo dire – che rischiano, attraverso una contraffazione legalizzata di essere plagiati da produttori esteri e addirittura rivenduti come made in Italy al mercato interno!

Vi prego quindi di considerare la mozione da noi presentata e prego il Governo di non sottoscrivere alcun accordo, altrimenti verrete considerati dalla storia come dei criminali alla stessa stregua di chi propone e promuove il TTIP.