“McDonalds ringrazia Renzi e Poletti per la riforma del Lavoro. Potrà sfruttare i dipendenti a norma di Legge. E’ una vergogna!  Urge intervento in Parlamento, me ne occuperò personalmente”. (Claudio Cominardi)

IL GIGANTE USA DEL FAST FOOD SFRUTTA LA NUOVA LEGGE PER LA CAMPAGNA SULLE ASSUNZIONI

Tutti in fila da McDonald’s, anche per quattro o cinque ore. Un camper, due tende per i colloqui. Non è ora di pranzo, ma una delle tante tappe del McItalia Job Tour, la campagna itinerante dedicata alle selezione di personale. In Italia la multinazionale impiega un totale di 24.072 lavoratori in due forme: la prima, cioè il 20 % dei ristoranti, è legata alla società “madre” tramite gestione diretta, la seconda sono gli oltre 130 imprenditori – in regime di franchising – che rappresentano l’ 80 % degli oltre 450 ristoranti aperti in tutta la penisola. Piccoli imprenditori che impiegando il marchio e investendo denaro, sono autonomi nell’esercizio della loro attività lavorativa. IL COLOSSO americano, che in Italia fattura oltre un miliardo di euro l’anno, ha lanciato la campagna comprando pagine sui quotidiani: “Il nostro Jobs Act”. Venerdì 19 dicembre, l’apertura del nuovo ristorante a Fiumicino, è stata l’occasione che Roberto Masi, amministratore delegato di McDonald’s Italia, ha scelto per elogiare la riforma del lavoro e la legge di Stabilità. Così assumerà 500 nuovi precari, sfruttando i contratti di apprendistato di tre anni incentivati dal decreto firmato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti a luglio.

E poi c’è Luca (nome di fantasia), stagista al McDonald’s a Roma che ogni sera, da sei mesi, torna a casa con gli abiti impregnati di fritto. “Lavoro 30 ore a settimana con un rimborso spese di 500 euro al mese, senza malattia o ferie. Servo in sala, pulisco tavoli, bagni e pavimenti. Perché mi devo ammazzare di lavoro come il mio collega che ha uno stipendio vero?”. Luca non ha stipulato un normale contratto di lavoro, ha attivato un tirocinio formativo presso un ente privato che ha fatto da ponte tra lui e il titolare dalla filiale di McDonald’s. Nel progetto formativo si legge che “il tirocinio non costituisce rapporto di lavoro”, eppure Luca viene messo puntualmente in turnazione con gli altri dipendenti. Il tirocinio è uno strumento formativo che dovrebbe essere la porta di ingresso al mondo del lavoro. E invece diventa esso stesso un vero lavoro ma pagato meno del normale. La cucina di un McDonald’s è una catena di montaggio: i tempi sono scanditi dai timer della friggitrice e dai bip delle casse. “Viene da chiedersi a che condizioni si può parlare di formazione quando il tirocinante si ritrova a svolgere mansioni elementari, ripetitive e continuative, in maniera autonoma, senza affiancamento di personale qualificato alla formazione”, scrive l’Istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil. E ancora: “Quando una particolare mansione viene coperta sistematicamente, avvalendosi di tirocinanti per periodi di tre, sei, dodici mesi. Viene il dubbio se più che svolgere un ruolo innovativo di agenzia formativa, l’impresa non stia più semplicemente adottando una strategia di puro risparmio sul costo del lavoro mascherando sei mesi che avrebbero dovuto costitui”. Sembra la descrizione della vita di Luca: “Lavoro 6 giorni su 7 il sabato fino alle quattro di notte e anche la domenica. Mi hanno fatto sapere che alla scadenza non mi faranno un contratto, eppure sull’annuncio c’era scritto che il tirocinio aveva ‘ finalità assuntiva ’ e io ci avevo creduto”.

Alessandra addetta alla cassa in un McDonald’s in provincia di Napoli, 35 anni e una figlia: “Gli stagisti sono un panino che fa gola a tutti. Da due anni qui dentro ogni sei mesi vedo almeno tre facce nuove. Io sono assunta da sette anni, ho un contratto a 18 ore part time ma non per scelta mia, qui è la regola. Con il mio stipendio se non accettassi anche i turni di notte e nel weekend non pagherei nemmeno l’affitto”. CHI DECIDE di lavorare da McDonald’s deve “avere voglia di darsi da fare, di imparare a fare diverse cose in modo impeccabile, di rendersi disponibile quando c’è bisogno di una mano”, si legge sul sito della multinazionale. Guai a lamentarsi infatti “da McDonald’s pagano puntualmente tutti i mesi” si legge ancora a caratteri cubitali. La notizia di essere pagati puntualmente per il proprio lavoro nell’Italia della crisi, devono aver pensato ai piani alti, ha del miracoloso. Al Mc preferiscono assumere giovani e studenti.

A sentire Magda, 26 anni, che ha cercato altrove prima di accettare questo lavoro per pagarsi gli studi, c’è una spiegazione alla preferenza per i giovani: “Più i dipendenti sono inesperti, minori sono le possibilità che si coalizzino, che facciano ricorso al sindacato. Dopo che un mio collega ha chiesto un incontro con un delegato sindacale c’era un ambiente molto teso, è stato messo a pulire i bagni in tutti i turni. E solo chi non ha una famiglia da gestire può accettare stipendi così bassi e turni così flessibili”.

Andrea 35 anni, laureato in scienze infermieristiche, non ha trovato di meglio che lavorare nello stesso franchising della sua compagna, mamma da un anno: “Esistono imprenditori che se ne fregano della legge e violano tutto. Faccio turni lunghi anche più di 6 ore senza pausa, alla mia compagna più volte sono stati negati i giorni di congedo parentale. Le turnazioni vengono decise a sorte e lo straordinario pagato in nero, non è possibile stabilire alcuna relazione coi manager. La Company dov’è? E le promesse tanto sbandierate negli spot? Solo retorica. Se ne fregano, tanto è sufficiente che entrino gli incassi”.

Il Fatto ha provato a chiedere una replica all’azienda ma, complici le festività, non è stato possibile.

Redazione Il Fatto Quotidiano