Secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in Italia nel 2018 sono stati oltre 49 mila i casi di dimissioni volontarie o risoluzioni del contratto di lavoro riguardanti lavoratrici madri e lavoratori padri.

Dietro a questi numeri si nascondono dei drammi incredibili. Esemplare è la storia, raccontata pochi giorni fa dal Corriere della Sera, di Chiara, madre lavoratrice impiegata da quindici anni in un’azienda milanese.

La storia di Chiara raccontata dal Corriere

A causa di una seconda maternità, Chiara ha raccontato di essere stata pressata dai consulenti del lavoro dell’azienda affinché accettasse le dimissioni volontarie volute dai nuovi titolari. Un primo consulente avrebbe usato frasi pressoché intimidatorie come “ti faranno morire…“, un altro le avrebbe prospettato il licenziamento certo al compimento del primo anno di età del neonato.

La storia di Chiara (sulla quale sarà comunque la Magistratura a dover fare chiarezza), i numeri registrati dall’Ispettorato e le preoccupanti relazioni delle Consigliere di Parità – che a livello territoriale svolgono un fondamentale ruolo di sentinella a protezioni dei diritti delle madri lavoratrici e dei padri lavoratori – mi hanno spinto a presentare un’interpellanza urgente sul tema.

Occorre infatti contrastare in tutti i modi queste inaccettabili distorsioni del mercato del lavoro, facendo in modo che ognuno svolga pienamente il proprio ruolo:

  • È compito del LAVORATORE conoscere le proprie tutele;
  • È compito dei COLLEGHI del discriminato non voltare le spalle a chi deve essere sostenuto;
  • È compito delle REALTÀ IMPRENDITORIALI e dei PROFESSIONISTI AZIENDALI dissociarsi da chi si macchia di comportamenti vergognosi;
  • È compito della POLITICA intervenire con strumenti normativi che siano il più efficaci possibile per impedire il ripetersi di comportamenti come quello descritto nell’interpellanza che ho rivolto al Ministero del Lavoro.

Con questa iniziativa parlamentare ho voluto portare il mio contributo e chiedere al Governo azioni concrete a difesa delle tante persone come Chiara: essere una mamma lavoratrice o un papà lavoratore è un diritto che dev’essere (ancora) pienamente garantito.



La discussione alla Camera della mia interpellanza (2-00523) sul tema delle discriminazioni sul lavoro di madri lavoratrici e padri lavoratori (venerdì 18 ottobre 2019)



Il testo integrale della mia interpellanza



Relazione 2018 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri