Stamattina si è parlato di come il settore elettrico sia un ambito industriale interessato da un elevatissimo grado di applicazione delle tecnologie emergenti. E’ stato presentato un interessante studio del Politecnico di Torino sulle trasformazioni del lavoro nel settore, anche nell’ottica della transizione energetica in corso.

Durante le tavole rotonde si è svolto un confronto sulle future politiche del lavoro e sulle sfide che l’innovazione ci prospetta. Infine il Presidente della Casaleggio Associati ci ha disegnato un futuro sempre più vicino proprio perché corre veloce.

Le tecnologie sono amiche dell’uomo, ma bisogna saperle maneggiare. Storicamente il progresso tecnologico ha generato benessere per l’umanità: pensiamo a tutte le innovazioni e scoperte dalla prima rivoluzione industriale fino a oggi. Ma come in ogni radicale e repentino cambiamento a essere determinante è la fase di transizione. Pensiamo per esempio all’impatto sul fronte “mercato del lavoro”.

Emblematica la storia dell’operaio inglese Ned Ludd (diede il nome al movimento “luddista”) che nel 1779, in piena rivoluzione industriale, distrusse un telaio meccanico perché in quel macchinario vedeva il rischio per molti operai di perdere il lavoro. Non aveva tutti i torti, nel medio periodo però, in seguito a sanguinose lotte civili e sociali e per effetto dell’esponenziale incremento della produttività nei processi produttivi si ridusse sostanzialmente l’orario di lavoro garantendo tutto sommato il medesimo indice di occupazione.

Non bisogna quindi commettere l’errore di vedere il progresso tecnologico come nemico dell’umanità. Al contrario, occorre prepararsi all’era digitale come una grande opportunità per il raggiungimento del benessere collettivo. Esattamente quello che il Governo sta cercando di fare.

Come? Potrei farvi mille esempi, ma vorrei partire dalla stretta attualità.

Ieri il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha firmato l’adesione alla partnership per una Blockchain europea. Si tratta di una tecnologia già ben avviata in alcuni ambiti come i servizi finanziari, la logistica, l’energia e così via. Perché per l’Italia fondamentale? Per esempio perché il Made in Italy è il terzo brand più conosciuto al mondo e con il protocollo Blockchain potremmo difenderlo concretamente dalla contraffazione.

Con la tecnologia della “catena dei blocchi” si potrebbe persino disintermediare il sistema bancario. Oggigiorno chi non ha un wallet con qualche criptovaluta dentro?

Inoltre la Blockchain potrebbe essere determinante anche per le politiche attive del lavoro in previsione del reddito di cittadinanza a regime. Ha meno di tre mesi di vita l’Osservatorio promosso dal Cnel e dall’Università Roma Tre dedicato allo studio dei suoi possibili sviluppi nel campo dell’economia e del mercato del lavoro. Pensiamo al potenziale che avrebbe nell’identificazione del disoccupato, della sua storia professionale, dell’aggiornamento delle competenze garantendo la correttezza del dato, la tracciabilità e la privacy.

Passando poi ai prossimi appuntamenti di Governo, nella Legge di Stabilità 2019 prevediamo un cospicuo fondo al MISE per progetti specifici su intelligenza artificiale, Internet delle cose e Blockchain, rivolto alle imprese italiane. Si tratterà di sperimentazioni. Inoltre questo Esecutivo sostiene il programma Digital Europe rivolto alle competenze digitali, IA e Blockchain. Non da meno, Horizon Europe 2020.

Due parole vanno dette anche su Industria 4.0, che non intendiamo assolutamente cestinare perché ha indubbiamente prodotto effetti positivi nel nostro tessuto industriale. Riteniamo però che debba essere orientato con una certa sensibilità verso quelle Piccole e Medie imprese che faticano maggiormente nell’investire in innovazione.

Gli effetti della rivoluzione digitale si riflettono anche su ambiti apparentemente distanti. Pensate che il tasso di digitalizzazione di un Paese è inversamente proporzionale al tasso di corruzione. Il Comune di Roma, con tutti i suoi limiti, credo abbia fatto dei grandi passi avanti in questo senso, considerato il primato in Italia per numero di servizi digitali a disposizione del cittadino (74).

In conclusione, posso dire di prospettare un futuro prospero perché il progresso tecnologico permetterà di produrre più beni e servizi con maggior efficienza, qualità, rapidità. In questo la Germania è per certi versi un Paese modello: ha puntato sulla produttività e su un sistema Paese efficiente redistribuendo benessere anche in termini di ore lavorate.

Ora la chiave di tutto sta nel riuscire a governare al meglio questa fase di transizione dall’era industriale a quella digitale: si tratta di un obbiettivo senz’altro arduo da centrare, ma un Governo che si definisce “Governo del Cambiamento” non può permettersi di fallire.


Le mie conclusioni al termine del convegno “Dagli elettroni ai bit” (Roma, 28 settembre 2018)