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Il Reddito di Emergenza è una misura prevista nel Decreto Rilancio finalizzata a raggiungere una platea di persone in estrema difficoltà e che al momento non ha accesso ad altre forme di sostegno al reddito.

Non è da escludere che una parte delle persone che riceveranno il REM siano lavoratori “in nero” e che abbiano preferito non far richiesta di Reddito di Cittadinanza scegliendo di restare nell’economia sommersa anziché inserirsi in un percorso legale e trasparente. Perché va ricordato che intraprendere il percorso previsto dal RdC comporta una dichiarazione di immediata disponibilità, una sottoscrizione del patto di servizio e sanzioni penali fino a 6 anni di reclusione in caso di lavoro nero.

Una possibilità di intercettare queste persone sembra offrircela proprio il Reddito di Emergenza, sebbene temporaneo.

L’Anpal grazie ai navigator sarebbe in grado di fornire l’assistenza tecnica alla rete dei centri per l’impiego, i quali avrebbero tutti gli strumenti e le competenze per analizzare le condizioni dei beneficiari del REM e provvedere a un loro eventuale inserimento in un percorso di regolarizzazione.

Su oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta, il Reddito di Cittadinanza ne ha intercettate circa 3 milioni. Tante, ma dove sono le altre?

Oggi dunque in Commissione Lavoro ho sollecitato il Ministero del Lavoro affinché tenga in considerazione questa possibilità, anche per il suo rilievo economico: secondo l’Istat in Italia ci sarebbero circa 3,7 milioni di lavoratori irregolari. L’Eurispes ha calcolato che l’economia sommersa in Italia ha generato nel decennio 2007-2017 almeno 549 miliardi di euro l’anno!

Anche sul fronte della lotta al lavoro nero e della legalità, l’emergenza sanitaria in corso ci sta offrendo una grande opportunità. Sprecarla sarebbe un peccato mortale.