Il reddito di cittadinanza non è una “leggina”, ma una riforma del lavoro e del welfare italiano.

Dietro ai numeri e alla narrazione distorta che si fa di questa misura di contrasto alla povertà ci sono delle persone in carne e ossa.

Il reddito di cittadinanza è una conquista sociale che riguarda tutti noi.

Penso al commerciante o artigiano che si è trovato in difficoltà perché schiacciato dalla concorrenza della grande distribuzione.
Penso al pensionato che non riesce a campare con la misera pensione minima.
Penso al padre e alla madre di famiglia che fanno fatica a dare un presente oltre che un futuro dignitoso ai propri figli. E potrei proseguire con migliaia di altre storie.

Non stiamo parlando – come qualcuno vuole farci credere – di approfittatori, cialtroni o scansafatiche.
Non stiamo parlando di “marziani“!
Siamo NOI: il reddito di cittadinanza è un diritto per chi è in difficoltà oggi e per chi potrebbe esserlo domani. Nessuno può pensare di esserne immune.
A tutti può capitare una disgrazia, una scelta sbagliata nella vita o una sfiga.

Proprio oggi sono 1 milione le famiglie raggiunte da questo sacrosanto diritto. Stiamo parlando di circa 2.350.000 persone coinvolte, di cui 600 mila minori e 200 mila nuclei con disabili.

Quella che vi mostro è la storia di Antonio. Una persona per bene, che grazie a uno Stato giusto ha avuto una seconda possibilità che ha colto benissimo. A tal punto che è già stato convocato per un lavoro.

Questo alla faccia di chi dice ogni Santo giorno che tutto quanto fatto non serve a nulla.
Che glielo spieghino ad Antonio!


La storia di Antonio raccontata da Tagadà (La7)