«Essere poveri significa semplicemente non avere soldi».

Non so in quale occasione sia stata pronunciata questa frase, ma «Internazionale», che ha dedicato al reddito minimo garantito la copertina della scorsa edizione (numero 1168), la attribuisce all’economista Milton Friedman. Di certo è un’espressione che ci aiuta a mettere da parte l’approccio moralista in tema di povertà, ovvero l’atteggiamento che porta a pensare che i poveri siano pigri e svogliati, quindi incentivati a non fare nulla se aiutati economicamente. E’ ciò che pensano e temono i contrari a qualsiasi forma di sostegno al reddito.

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La copertina del numero di Internazionale dedicato al reddito minimo

Di questa atavica paura mi occuperò in seguito, come dei numerosi esperimenti di sostegno al reddito attualmente in corso a ogni latitudine (reddito di base, reddito minimo garantito, reddito di cittadinanza). Un’attenzione speciale nel lungo e ragionato articolo firmato da Rutger Bregman riguarda le esperienze del passato, in particolare quella avviata in Inghilterra nel 1785 e passata alla storia come «Sistema Speenhamland».

Bregman spiega come a sei anni dalla Rivoluzione Francese il malcontento delle fasce basse dilagasse anche in Inghilterra. Gli inglesi erano reduci da una sconfitta a Tolone da parte di Napoleone. I raccolti erano scarsi, il grano difficile da importare. I magistrati del distretto di Speenhamland si accorsero che repressione e propaganda non davano risultati, pensarono di integrare i guadagni di «tutti gli uomini poveri e industriosi, e delle loro famiglie», agganciando le quote ai prezzi del pane.

Nel Cinquecento anche Elisabetta I tentò misure contro la povertà, anche se la sua «Poor Law» avrebbe fatto distinzione tra inadatti al lavoro (bambini, anziani e disabili, tutti meritevoli di ricovero in ospizio) e persone da costringere a lavorare, alle quali comunque il governo locale avrebbe concesso un’integrazione del salario.

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Immagini di poveri e povertà nell’epoca vittoriana

A molti il Sistema Speenhamland non piacque da subito. [highlight]Qualcuno sostenne che la fame fosse necessaria per fare lavorare le persone[/highlight], come il padre vicario Joseph Townsend. Altri, come il religioso Thomas Malthus, immaginava che guerre, carestie, malattie e morte sarebbero aumentate a causa dell’incremento delle nascite favorito dalla maggiore disponibilità economica.

Il «Sistema Speenhamland» fu messo alla gogna nel 1830, quando migliaia di contadini presero d’assalto le mietitrici dei padroni e chiesero un salario dignitoso per vivere (si parla di 2000 persone arrestate e svariate condannate a morte). Nella relazione governativa si sostenne che il programma del 1785 aveva favorito una spirale perversa: aumento demografico, riduzione dei salari, persino degenerazione dei costumi. Fu criticato persino da Karl Marx, il quale però credeva che il reddito di base incentivasse i datori di lavoro a comprimere i salari scaricando il peso economico sulla parte pubblica.

Le cose non stavano proprio così, scrive Bregman. «Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento gli storici rilessero il rapporto della commissione reale sullo Speenhamland e scoprirono che buona parte del testo era stato scritto prima che i dati fossero raccolti. Solo il 10 percento dei questionari era stato compilato. Inoltre tutte le domande insidiose e le risposte erano state stabilite in precedenza. Quasi nessuna delle persone intervistate era tra le beneficiarie del sussidio. Le prove, per così dire, erano state, fornite dalle élite locali, e in particolare dai religiosi, quasi tutti convinti che i poveri stessero diventando sempre più pigri e immorali».

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Il presidente americano Richard Nixon, conservatore, tentò di introdurre negli USA forme di sostegno al reddito delle famiglie povere

«Ricerche più recenti – riferisce ancora Bregman – hanno rivelato che il Sistema Speenhamland in realtà era stato un successo. Malthus si sbagliava sull’esplosione demografica, attribuibile soprattutto alla crescente domanda di lavoro minorile. All’epoca i figli erano come salvadanai ambulanti, e i loro guadagni una sorta di piano pensionistico per i genitori. Ancora oggi, appena una popolazione esce dalla povertà, il tasso di natalità scende e le persone trovano altri modi per investire nel loro futuro. L’analisi di Ricardo era altrettanto sbagliata […] Il reddito di base non provocava povertà, era solo stato istituito nelle zone dove c’erano già condizioni più difficili. Le rivolte dei contadini erano state scatenate dalla decisione presa nel 1819, su consiglio dello stesso Ricardo, di tornare al sistema aureo precedente alla guerra (decisione considerata da molti la causa della successiva recessione che colpì il paese)».

Ricerche moderne affermano che nei villaggi in cui il programma venne adottato «la popolazione aveva continuato a soffrire a causa del sistema aureo, dell’avvento dell’industria del nord, dell’invenzione della trebbiatrice. Le trebbiatrici avevano cancellato migliaia di posti di lavoro in un solo colpo facendo scendere i salari e aumentare il costo dell’assistenza ai poveri». Il progetto nato nel 1785 fu smantellato nel 1834. Ma la cosa formidabile è che una lettura parziale dei risultati del Sistema Speenhamland fu usata anche nel 1971 per fermare il presidente Richard Nixon. Proprio il conservatore Nixon ha cercato, senza successo, di introdurre un reddito di base garantito.

Cosa andò storto? Ve lo spiegherò nel successivo articolo.