Il Reddito di Cittadinanza lo abbiamo desiderato per anni. Per anni abbiamo chiesto una vera misura contro la povertà per garantire ai cittadini la certezza della dignità e una protezione forte di fronte all’insidia dei mercati, agli alti e bassi dell’economia mondiale, alle trasformazioni del lavoro, alle sfide del nuovo Millennio.

Se i precedenti Governi tagliavano i diritti in nome dell’austerità, noi abbiamo rimesso al centro i diritti, i valori, l’umanità. E questa sarà la linea del MoVimento 5 Stelle a prescindere da qualsiasi risultato elettorale. Non siamo al Governo per difendere la poltrona, ma la nostra idea di Paese, di futuro, di società. L’ho affermato anche in Aula al Senato durante la discussione degli emendamenti al Decreto che sta per rendere il reddito di cittadinanza una realtà. Un intervento che voglio condividere con voi!

Signor Presidente, ringrazio anche tutti gli intervenuti per i contributi offerti. Vorrei evidenziare le ragioni per cui stiamo portando avanti come Governo il provvedimento su Reddito di Cittadinanza e quota 100. Innanzitutto, per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, lo facciamo per avvicinarci agli standard sociali europei: esistono raccomandazioni del 1992 che ci indicano di individuare strumenti di sostegno al reddito, soprattutto per quelle persone che sono in stato di povertà assoluta.

Il nostro Paese negli ultimi dieci-dodici anni, dall’inizio della crisi ad oggi, ha visto triplicare i poveri e contestualmente triplicare il numero delle persone che detengono oltre un miliardo di euro: non è un problema solo sociale, ma di carattere economico, come ci spiegava Keynes, un’economista molto conosciuto negli anni passati. Per fare ciò sicuramente serve molto coraggio. Si dice che chi sta dalla parte dei poveri perde, ma sarei anche orgoglioso di perdere consenso se questo volesse dire stare dalla parte degli ultimi, altrimenti mi domanderei che cosa sto qui a fare. (Applausi dal Gruppo M5S).

 

Abbiamo un problema che è legato alle politiche attive del lavoro e ai centri per l’impiego che non funzionano: abbiamo un decimo dei dipendenti dei centri per l’impiego rispetto a un Paese importante come la Germania; abbiamo un problema, appunto, legato a un insieme di ammortizzatori sociali e di strumenti di sostegno al reddito che in Italia sono stati utilizzati poco e male, però da qualche parte bisogna pur cominciare.

 

C’è chi ci dice che questa è un’operazione elettorale, ma non si può dire una cosa del genere; basti pensare in particolare al Movimento 5 Stelle, che nel 2013 aveva già questo punto nel suo programma elettorale, quando in Italia nel 2013 nessuno sapeva nemmeno il significato dell’espressione «reddito di cittadinanza»: credo che ciò non abbia nulla a che fare con la campagna elettorale. Del resto, come testimoniano i sondaggi – anche quelli più recenti – relativi al reddito di cittadinanza, ancora oggi non emerge che tale strumento non è conosciuto dalla maggior parte dei cittadini italiani.

 

Entrando più nel merito del provvedimento, bisogna lavorare sulla parte dei servizi sociali e sulla parte che riguarda i centri per l’impiego. Finalmente questo Governo ha investito, come nessuno mai ha fatto prima, nei centri per l’impiego con un investimento strutturale di un miliardo di euro. Non credo sia poco: è un primo passo, si può fare di più, ma è un passo veramente importante.

 

Spesso si fa riferimento al discorso della presa in carico e dell’importanza nei Comuni dei servizi sociali, ma vorrei ricordare che proprio in questa legge di bilancio sono state individuate risorse per il Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale destinato ai Comuni che è stato incrementato di 117 milioni di euro per il 2020 e di 145 milioni di euro per il 2021. Per quanto riguarda il 2019 complessivamente saranno a disposizione 347 milioni di euro (sono fondi stanziati dal Governo Gentiloni Silveri, perché a me piace anche riconoscere il merito quando c’è), con una disponibilità complessiva di 587 milioni di euro di fondi nel 2020 per arrivare ai 615 milioni di euro del 2021.

 

Qualcuno si domanda se basteranno le risorse, ma direi che già questo è un impegno importante, perché il Rei non è stato smontato totalmente e qualcosa di buono del Rei c’era, sono il primo a dirlo (Applausi dei senatori Grimani e Laus).

 

Qualcosa di buono c’era, ma non c’era tutta quella parte – che per noi è fondamentale – di riattivazione sociale anche attraverso la formazione: questo è un aspetto molto importante su cui abbiamo investito. Sono investite molte più risorse che vanno verso una platea che è più del doppio rispetto a quella del Rei.

 

Quando si dice che solo il 20 per cento dei beneficiari del reddito di cittadinanza siglerà il patto per il lavoro e per la formazione, bisogna ricordare che, essendo rivolto ai nuclei familiari, chiaramente non può arrivare al 100 per cento delle persone perché in questi nuclei ci sono minorenni e, quindi, persone che non possono chiaramente lavorare, oppure che stanno studiando. Ciò vale per circa la metà dei nuclei interessati. Abbiamo inabili al lavoro e pensionati e, quindi, la platea è molto ridotta. È «solo il 20 per cento» ma sono comunque tante persone perché tra questi abbiamo i not in education, employment or training (NEET), persone scoraggiate che non cercano più lavoro e non studiano. Gli investimenti potenzieranno l’organico dei centri per l’impiego, la formazione dello stesso organico, le dotazioni informatiche e gli strumenti anche a livello logistico. Tutto ciò consentirà alle strutture di accogliere effettivamente questo 20 per cento di persone che faranno un percorso di ricerca attiva del lavoro. Non saranno solo i centri per l’impiego. La situazione è complessa e lo sappiamo benissimo; l’abbiamo ereditata. Io ho visitato e sono stato in più centri per l’impiego. La Commissione lavoro del Senato attraverso il presidente Nunzia Catalfo ha fatto una serie di visite anche all’estero per capire la situazione, ma noi ci appoggeremo anche alle agenzie private per il lavoro. Non c’è, quindi, solo il centro per l’impiego. Ci sono vari attori interessati.

 

Per il funzionamento di tutta la macchina sono stati coinvolti vari enti. C’è stata una collaborazione con Poste, INPS e anche con i CAF c’è un tavolo aperto in questo senso. C’è stata un’interlocuzione anche con le Regioni, sebbene difficoltosa. Non si può dire che questo Governo non abbia ascoltato tutti gli attori in campo. Si può fare di meglio, ma siamo qui apposta.

 

Per quanto riguarda invece il capitolo pensioni, qualcuno ha parlato di una discriminazione nei confronti delle donne perché Quota 100 andrà soprattutto agli uomini. In realtà, se si vanno a vedere i numeri – ora andiamo verso le 70.000 domande – poiché si diceva che la misura sarebbe andata soprattutto al Nord, si nota che il 40 per cento delle domande provengono dal Sud. Il numero di domande di quota 100 è distribuito in maniera abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale. Le donne sono in numero minore perché ovviamente non hanno la medesima continuità contributiva dell’uomo in media e sono anche una platea inferiore come lavoratrici rispetto all’uomo. In questo senso c’è una percentuale inferiore che, in buona parte, verrà compensata con un’altra proposta inserita nel pacchetto pensioni di questo “Decretone”, che è Opzione Donna (che, naturalmente, è rivolta esclusivamente alle donne).

 

Dopodiché sono state fatte altre operazioni sul capitolo pensioni. Si è prorogata l’Ape social. È vero che non l’abbiamo fatta noi, ma l’abbiamo prorogata perché, dal nostro punto di vista, è comunque un qualcosa che va incontro a tutta una serie di persone in difficoltà. Penso, in primis, ai lavori gravosi e al blocco dell’aspettativa di vita, con particolare riferimento ai lavoratori precoci.

 

C’è un impegno da parte di questo Governo volto ad arrivare – spero nel più breve tempo possibile – alla platea di lavoratori precoci cosiddetti Quota 41. I Quota 41 (i lavoratori precoci) sono coloro i quali hanno cominciato presto a lavorare e, pertanto, tendenzialmente hanno fatto dei lavori faticosi e avranno un’aspettativa di vita inferiore. Di conseguenza percepiranno per meno anni la pensione e avranno un impatto sulla spesa previdenziale minore. Anche per questo siamo intervenuti quantomeno con il blocco dell’aspettativa di vita per quanto riguarda la contribuzione.

 

Vorrei rispondere anche al tema dei disabili, che è sicuramente molto sentito da parte di questo Governo perché sono stati fatti degli interventi nella legge di bilancio. In Senato sono in discussione dei disegni di legge sui caregiver. Stiamo discutendo anche sul “Dopo di noi” e i fondi per l’auto sufficienza sono stati già aumentati. Ma questo provvedimento non è sulla disabilità. Noi faremo molte cose sulla disabilità.

 

Questo è un provvedimento rivolto ai poveri; ma all’interno di questi nuclei ci saranno persone con disabilità, quindi si risponde a tutti indiscriminatamente. All’interno della medesima proposta ci sono dei requisiti diversi per quanto riguarda le persone con disabilità, per dare loro delle opportunità in più. Penso a criteri differenti per quanto riguarda i requisiti per poter accedere al reddito di cittadinanza, quindi al patrimonio mobiliare delle famiglie con una persona disabile. Per quanto riguarda i disabili che sono in grado di lavorare e che hanno voglia di farlo, o meglio – scusate, mi correggo – per quei nuclei familiari nei quali vi è un disabile, non varranno gli stessi criteri legati all’accettazione delle offerte di lavoro rispetto a determinati vincoli territoriali, vale a dire dopo la terza proposta su tutto il territorio nazionale. È stato approvato un emendamento in base al quale in queste famiglie non si è obbligati ad accettare proposte che provengono da qualunque zona di Italia o oltre il raggio di 250 chilometri; se non mi sbaglio, si deve rimanere all’interno dei 100 chilometri.

 

Si tratta non solo di una misura di buon senso, ma di qualcosa che ci chiedono le persone che non hanno voce e che quindi non sono delle lobby e non hanno lobby di riferimento. Finalmente questo Governo risponde a chi non ha voce.

 

Auspico che la discussione su questo provvedimento veda la più ampia partecipazione e non contestazioni a prescindere da tutto. Chi ha avuto modo di conoscermi in Commissione sa che so dar merito anche ad alcune proposte o provvedimenti fatti da altri Governi. Quindi spero – so che buona parte di questo Senato lo fa – che anche il prosieguo della discussione andrà in questa direzione (Applausi dal Gruppo M5S).