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A volte penso che dovrei starmene giorno e notte a ribattere a chi attacca il Reddito di Cittadinanza. L’ultimo è Carlo Calenda, che definisce i navigator “scappati di casa“. Poi, però, mi convinco che i numeri rispondano meglio a chi parla per frasi fatte senza riportare mezzo dato.

Per esempio, questa forma di sostegno al reddito ha contribuito “a ridurre la povertà del 9%”. Lo ricorda oggi anche il Fatto Quotidiano nell’articolo “Assalto al Reddito, ecco i dati: altro che flop”.

Quando Tito Boeri ha lasciato la presidenza dell’Inps si calcolavano 5 milioni di italiani in povertà assoluta. Il Reddito ne ha raggiunti 3 milioni in soli 18 mesi. E’ strano che proprio Boeri dica che la misura “non aiuta i poveri”.

Veniamo ai controlli. Nel 2019 i “furbetti” scoperti a lavorare in nero sono stati 599 e il dato è del tutto in linea con il passato. Paragonando “il tasso di irregolarità riscontrato nelle aziende” scopriamo infatti che “non è cresciuto rispetto al 2018, quando il RdC non esisteva”. Ciononostante c’è chi continua a mentire parlando di “incentivo al lavoro nero”.

Ancora, i percettori sanzionati per avere violato o per non avere sottoscritto il Patto per il Lavoro sono già 21.000. Chi segnala queste irregolarità sono proprio i navigator, che da settembre e nonostante la pandemia hanno convocato 775.000 percettori e sottoscritto 338.000 Patti per il lavoro. C’è chi ripete che questi 3.000 professionisti giovani e ultra-preprati “non servano a niente, ma si squalifica da solo.

E poi ci sono i 196.000 contratti di lavoro firmati dai percettori secondo l’ultimo dato registrato al 31 luglio. Tra l’altro, con i corsi di formazione reperiti dai navigator il numero delle opportunità offerte sale a 220.000.

Ho sempre sostenuto che servirà qualche anno per portare a pieno regime la riforma del welfare e delle politiche attive. Osservazioni e suggerimenti sono ben accetti. Alle falsità e agli attacchi strumentali, invece, continueremo a rispondere con i numeri e con i fatti.