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Due dati sul Reddito di Cittadinanza da stamparsi bene in testa. Li ha riportati ieri Anpal durante l’ultima audizione in Commissione Lavoro;

  • 540 MILA: i percettori occupabili che hanno trovato un lavoro mentre percepivano l’aiuto;
  • 32%: la percentuale dei beneficiari occupabili che hanno trovato un’occupazione dopo avere sottoscritto il “Patto per il lavoro”.

Considerato che i percettori che effettivamente possono lavorare sono solo una fetta sul totale (a ottobre erano circa 1,11 milioni) e che per le loro caratteristiche rappresentano una categoria “particolarmente fragile”, questi numeri appaiono doppiamente straordinari.

Non dimentichiamo, infatti, che su scala nazionale il 72% di chi è tenuto a dare disponibilità al lavoro ha frequentato solo le scuole medie (già, la scuola secondaria di primo grado!).

Che la misura abbia svolto una funzione di “riattivatore sociale” è indubbio, e lo si comprende tenendo in considerazione anche che quel 29% di beneficiari occupabili che ha trovato un impiego anche prima della sottoscrizione del “Patto”.

È comunque evidente che chi ha sottoscritto il “Patto per il Lavoro” ha trovato lavoro più facilmente rispetto a chi non è passato dai centri per l’impiego. Su questo, Anpal ha sottolineato che per primi la probabilità di trovare un impiego è aumentata addirittura del 10%.

Credo che questo dato ci costringa a prendere atto, ancora una volta, dell’importanza e dell’efficacia dei navigator, la cui rilevanza è stata peraltro messa in luce anche dal Cnel all’interno dell’ultima relazione sulla nuova legge di bilancio.

Dai numeri emerge comunque, ancora una volta, la grande dignità di coloro i quali fruiscono della misura, e che nonostante il forte svantaggio dimostrano di pensare a tutto tranne che a starsene sul divano:

  • i percettori occupabili che nel passato hanno avuto un lavoro, anche se spesso precario o di bassa qualifica, arriva all’85%: solo il 15%, infatti, non ha mai avuto un’occupazione; e a fronte di quanto già detto è facile immaginare che nella stragrande maggioranza dei casi incidano, ancora una volta, la scarsa scolarizzazione e la presenza di condizioni sociali ed economiche complesse.
  • i 540 mila contratti di lavoro sottoscritti da percettori occupabili che avevano già iniziato a ricevere l’integrazione al reddito salgono a 720 mila se si considerano coloro i quali sono entrati nella misura lavorando: in altre parole, se si calcolano anche i “lavoratori poveri” (working poors), stimati attorno al 17%;
  • circa un terzo dei percettori occupabili ha perso il lavoro nei tre anni precedenti: per loro il Reddito di Cittadinanza è stato un vero e proprio “salvagente”;
  • il 15% dei percettori si era già rivolto ai centri per l’impiego prima di prendere il Reddito di Cittadinanza: in altre parole aveva già ufficializzato la propria disponibilità al lavoro.

A conti fatti, numeri e dati restano l’arma migliore per combattere chi semina odio e disprezzo. E alla lunga saranno loro a smascherare chi si è mosso per trovare una soluzione a un problema complesso e chi, al contrario, lo ha fatto soltanto per ottenere consenso.

Qui sotto la relazione presentata da Anpal presentata alla Commissione Lavoro della Camera. Clicca qui per scaricarla.