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Oggi da Anpal apprendiamo che i contratti di lavoro firmati da percettori di Reddito di Cittadinanza hanno superato quota 352mila. A fine luglio erano 196mila. Nel giro di tre mesi sono quasi raddoppiati.

Cosa dobbiamo dedurne? Che anche nella grave crisi generata dalla pandemia questo strumento di sostegno al reddito ha avuto un ruolo e un’importanza incredibili, offrendo un salvagente contro la povertà e stimolando decine di migliaia di persone nella ricerca di una nuova occupazione.

Sul totale dei beneficiari “occupabili“, cioè di quelli adulti e tenuti a firmare un Patto per il Lavoro, vediamo salire al 25,7% la percentuale di chi ha trovato almeno un’occupazione. Ricordo che a fine luglio era del 18,7%. Dunque questo +7% assume particolare importanza, in aggiunta al fatto che in 15 Regioni il rapporto tra contratti di lavoro e persone occupabili è superiore al 30% (in tre supera addirittura il 40%), con andamenti che rispecchiano chiaramente il grado di sviluppo economico dei singoli territori e quindi la loro capacità di assorbire forza lavoro.

Constatare che 192.851 rapporti di lavoro sono ancora in corso non può che essere motivo di soddisfazione. I navigator stanno dando man forte al personale dei centri per l’impiego dedicandosi alla riattivazione e alla ricollocazione delle persone in difficoltà con il massimo impegno e la massima professionalità, sopportando anche critiche assurde e offese spesso indegne. Penso inoltre al MoVimento 5 Stelle e al sottoscritto: per anni abbiamo dato battaglia per rimettere al centro la lotta alla povertà e il rilancio delle politiche attive del lavoro.

Con il RdC e le prime azioni di potenziamento dei Cpi abbiamo raggiunto risultati storici, ma non basta. Per dotare l’Italia di un sistema di politiche attive avanzato bisogna impegnare ancora più risorse, sia economiche sia umane, puntando agli obiettivi strategici che anche il Presidente Parisi ha illustrato in Commissione: prevenire la disoccupazione dei lavoratori a rischio, agganciare la formazione alle politiche di sviluppo e puntare a un sistema di ammortizzatori sociali finalmente universale.