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Quello che non vogliono farvi sapere sui dati dell’occupazione in Italia

Al netto dei titoli sensazionalistici che inducono a pensare che la disoccupazione e la crisi stia finendo, ci sono alcune cose che dovete sapere:

  1. Crescono solo i contratti a termine e il 90,5% dei nuovi contratti sono precari;
  2. I dati sulla disoccupazione giovanile sono calati per effetto dei ragazzi rassegnati che non studiano e non cercano più lavoro (cosiddetti inattivi);
  3. I giovani non sono solo rassegnati, ma lasciano il Paese per andare a lavorare all’estero. Ciò significa che escono dalle statistiche italiane e nel contempo fanno crescere quelle dei Paesi stranieri che li accolgono;
  4. La Cgia di Mestre ci dice che dal 2008 ad oggi in Italia sono calate le ore lavorate in un anno per un totale di 1 miliardo;
  5. Infine l’Istat quando compie i rilievi statistici considera occupato anche chi ha lavorato per una sola ora!

In conclusione: l’aumento dell’occupazione è solo un’illusione.

Con il Jobs act è stato precarizzato tutto ciò che era precarizzabile. Il lavoro è diventato ancor più frammentato e discontinuo, in sostanza si è trasformato in una merce di scambio. Risultato? Meno lavoratori, più schiavi.

Questi Governi hanno sempre mirato a concorrere con i grandi mercati puntando esclusivamente sull’abbassamento delle tutele e sulla riduzione del costo del lavoro. Una strada a senso unico se pensiamo di poter competere con potenze economiche come Cina e India.

L’Italia deve fare poche cose per uscire davvero dalla crisi. Per esempio:

  • Sburocratizzare e semplificare gli adempimenti per le imprese;
  • Efficientare la Pubblica Amministrazione con un vero programma di digitalizzazione dei servizi;
  • Valorizzare il patrimonio storico e culturale;
  • Investire nelle infrastrutture intelligenti;
  • Promuovere ricerca e sviluppo;
  • Modernizzare l’istruzione a tutti i livelli e i modelli educativi;
  • Puntare sull’innovazione tecnologica in ogni ambito, sia esso privato o pubblico;
  • Gettare le basi per uno Stato Sociale che punti a un’idea di Welfare proattivo, prendendo spunto dai modelli nord europei.

Tutte proposte che trovate nel programma del Movimento 5 Stelle.

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