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Non c’è soddisfazione più grande nel condividere un risultato tanto atteso con un vero amico.

In queste ore è stato raggiunto un accordo con il Governo per consentire ai lavoratori edili il pensionamento anticipato: potranno aderire all’Ape sociale con 32 anni di contributi anziché 36.

Sono oltre otto anni che Davide Tripiedi se ne occupa con una tenacia invidiabile. Come se si trattasse della battaglia per la vita, e in effetti lo è per molte vite.

Come vi dicevo, fin dall’inizio della scorsa legislatura Davide si è adoperato nel cercare una soluzione per i moltissimi lavoratori edili oggettivamente non più in grado di lavorare e magari con 40 anni di fatiche di cantiere alle spalle.

La sua curiosità lo portò nel lontano 2014 a mettere il naso nel “fondo lavori usuranti” previsto dal Dlgs 67/2011 che consente l’accesso alla pensione anticipata ad alcune categorie di lavoratori (lavoro notturno, catena di montaggio, minatori etc).

Già sapeva che gli edili ne erano esclusi, ma mai si sarebbe aspettato che quel fondo fosse sottoutilizzato per circa 1,5 miliardi di euro!

Ricordo ancora il suo entusiasmo quando me lo raccontò, e negli occhi la speranza di poter far rientrare i moltissimi muratori consumati dalle fatiche quotidiane.

Eravamo nell’era Renzi: il suo Governo in occasione della Legge di Stabilità fece sparire quelle risorse per allocarle altrove. Vi lascio immaginare le reazioni…

Davide non si arrese, imperterrito continuò a portare avanti atti in Commissione, come la risoluzione approvata a maggioranza e una proposta di Legge. Poi emendamenti ad ogni occasione buona, compreso quest’ultimo di cui vi sto scrivendo presentato al Senato, ma scritto di suo pugno, proprio alla Legge di Stabilità dove anni fa si infransero le sue speranze.

Probabilmente molti non lo sanno, ma l’amicizia che ci lega ha anche a che vedere con una sorta di senso di appartenenza comune con quel pezzo di società più popolare, umile, di chi fa tutti i giorni fatica.

Suo padre, Archimede, ha lavorato per decenni nel settore dell’edilizia facendo in assoluto uno tra i lavori più faticosi: il posatore di pietre.

Mio padre per una vita si è svegliato alle 5 del mattino per andare al lavoro rientrando la sera alle 19, praticamente partiva col buio e tornava quando il sole già era tramontato. Mario, pure lui uomo di cantiere, ma anche autista se consideriamo che tutti i giorni per raggiungere il luogo di lavoro doveva fare mediamente 150 km al giorno con il furgone.

Sia chiaro, i nostri genitori sono già in pensione da tempo e, purtroppo per loro, senza “sconti” per l’accesso. Lo sguardo l’abbiamo sempre rivolto verso chi oggi sta facendo fatica e non vede la luce in fondo al tunnel. Tant’è vero che Davide quei cantieri, da lavoratore nel settore dell’idraulica, li ha calcati tante volte. Ed è questo, l’esperienza viva, che fa la differenza nel comprendere le fatiche e le condizioni difficili di chi non ha voce.

Quando con la voce della disperazione gridava in Aula che è una follia immaginare un muratore sui ponteggi a 70 anni eravamo in pochi a capirlo veramente. Così come quando spiegava ai colleghi parlamentari che stare tutto l’anno all’aperto in cantiere non è una passeggiata. Che fare il muratore significa soffrire del caldo torrido d’estate e del gelo polare d’inverno.

Davide, dopo tante fatiche, ce l’hai fatta. Un ringraziamento va indubbiamente ai nostri colleghi al Senato che hanno lavorato Intensamente per raggiungere l’obiettivo. Ma questo post è tutto tuo.

Sei un grande Trippe!