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Nuovi voucher: un altro fallimento annunciato?

Ho seri dubbi che i nuovi voucher ridurranno lavoro nero e precariato. Anche quelli voluti dal Governo Renzi avrebbero dovuto raggiungere questo obiettivo. Peccato che, nonostante tutti gli avvertimenti lanciati dal M5S durante l’approvazione del Jobs Act, la realtà si sia confermata del tutto differente.

Ci sono molti buoni motivi per credere che le cose non andranno diversamente nemmeno stavolta. I nuovi voucher potranno essere utilizzati sia dalle famiglie, sia dagli imprenditori. L’unico comparto escluso è quello dell’edilizia, ma i settori in cui ne è stato fatto un maggior utilizzo (ristorazione, turismo, artigianato, commercio) sono stati risparmiati. Anche le Pubbliche Amministrazioni potranno servirsene.

Un tetto massimo per l’utilizzo dei voucher è stato fissato solo per aziende che hanno cinque dipendenti a tempo indeterminato: e tutte le altre? E quelle che di dipendenti ne hanno più di cinque, ma a tempo determinato?

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L’andamento dell’emissione dei voucher in un grafico del Sole 24 Ore (3 aprile 2017)

Inoltre non è stato assolutamente precisato quali mansioni possono rientrare in questo tipo di prestazione. Per non parlare della possibilità per il datore di lavoro di revocare la prestazione dichiarata all’INPS non prima che la stessa avvenga, ma addirittura tre giorni dopo! Quanti saranno i furbetti che, non avendo ricevuto alcun controllo, si affretteranno a cancellare la comunicazione pagando poi il lavoratore in nero? I nuovi voucher non saranno assolutamente controllabili, questo è un dato di fatto.

In un mercato sempre più snello e dinamico, il Parlamento avrebbe dovuto fare tutto il possibile per mettere a disposizione degli imprenditori strumenti contrattuali e di pagamento pratici e veloci, garantendo al contempo la tutela dei lavoratori e scongiurando nuovi abusi (i voucher emessi nel 2016 sono stati 133 milioni, 17 milioni in più dell’anno precedente).

Coniugare snellezza burocratica e tutele non è affatto impossibile. E’ chiaro però che i due obiettivi principali del Governo sono stati altri: togliere dai piedi il referendum sottoscritto da 3,3 milioni di persone (calpestando per l’ennesima volta il diritto alla partecipazione popolare sancito dall’articolo 3 della Costituzione) e, dall’altra, accontentare una parte del mondo dell’imprenditoria. 

Un’attenzione particolare, infine, avrebbero meritato i giovani, visto che nel 2008 l’età media di chi veniva pagato in voucher era di 59,8 anni, mentre nel 2015 è scesa a 35,9 anni.

E’ così che il prestanome di Renzi vuole combattere la disoccupazione giovanile che punta al 40%? E’ così che la Lega di Salvini, che ha votato a favore dell’emendamento, vuole difendere i cittadini e lottare contro l’Unione Europea?

Non ci resta che aspettare i prossimi dati. E nel frattempo intonare un altro requiem alla democrazia.

Il mio commento sui nuovi voucher.

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