Prepararsi a governare gli effetti generati dall’innovazione tecnologica sull’occupazione. Migliorare la qualità del lavoro. Implementare i processi di formazione continua. Impedire l’esclusione lavorativa con strumenti di protezione sociale come il reddito di cittadinanza, adatti ai nuovi contesti economici e produttivi.

Sembrano gli obiettivi del MoVimento 5 Stelle, invece sono le raccomandazioni che l’OCSE ha rivolto oggi ai Paesi membri presentando, a Parigi, la nuova Strategia per il Lavoro (“Jobs Strategy 2018”): un evento a cui ho preso parte in qualità di sottosegretario del Ministero del Lavoro, esaminando i contenuti del rapporto insieme al segretario generale dell’OCSE Angel Gurrìa e ai ministri di Paesi come Francia, Spagna, Grecia, Cile, Canada, Portogallo.

Dai contenuti del rapporto appare chiaramente che grazie al Governo del Cambiamento l’Italia è assolutamente in linea con le raccomandazioni ricevute. Anzi, alcune le abbiamo persino anticipate. Con il Decreto Dignità, per esempio, siamo tornati a restituire ai lavoratori parte dei diritti che per anni sono stati smantellati in nome del liberismo e dell’austerità. Del resto lo stesso rapporto OCSE colloca il nostro Paese al quartultimo posto per grado di insicurezza del lavoro.

Ho spiegato ai colleghi esteri che l’impegno del Governo è garantire al Paese una crescita sostenibile, che sia in grado di coniugare i bisogni del settore produttivo e i diritti dei lavoratori, mantenendo lo sguardo fermo rivolto al futuro.

La decisione di investire nell’innovazione fin dalla scuola, la volontà di assumere fino a 120 docenti a supporto dei processi di innovazione didattica, la creazione di un fondo per favorire la sperimentazione sulle tecnologie emergenti come Blockchain, Internet of Things e Intelligenza Artificiale, la creazione di un fondo per il sostegno del Venture Capital, la proroga dell’iper e del super ammortamento per chi investe e innova, nonché il forte aiuto offerto alle Piccole e Medie imprese che si avvarranno di ‘digital transformation manager’ e si impegneranno nella trasformazione dei processi produttivi, sono alcune delle misure con cui vogliamo rendere l’Italia avanzata e competitiva.

Dall’altra parte, oltre a investire nelle infrastrutture utili al Paese, con particolare riguardo alle infrastrutture digitali, ho rivendicato fieramente la nostra decisione di investire nel “capitale umano”. La formazione continua, sia pubblica, sia nelle aziende, assume oggi un ruolo centrale, grazie all’introduzione del cosiddetto modello duale e alla riforma dei centri per l’impiego. Fare in modo che i cittadini restino al passo con un mondo che cambia rapidamente è una delle principali richieste che ci rivolge l’OCSE.

Finora l’Italia ha investito in inclusione sociale solo lo 0,3% del PIL. Non è un caso se in Italia la crescita occupazionale è rimasta ben al di sotto della media (62,3% nel 2016-17 contro il 72,1% Ocse). Fortunatamente il vento sta cambiando.