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La Task Force istituita dal Ministro per l’innovazione per affrontare la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus ha proposto la “riduzione sostanziale dell’orario di lavoro a salario invariato con un contributo dello Stato” perché sostanzialmente “costa meno della Cig a zero ore” e nel contempo riduce le possibilità di contagio nei luoghi di lavoro.

Un’ottima iniziativa che a mio avviso va sostenuta dall’intero Governo e dalle varie sensibilità politiche in Parlamento.

Credo siamo tutti d’accordo sulla necessità di recuperare il gap con i competitor europei come la Germania dove in un anno si lavorano 400 ore in meno a fronte di un reddito mediano nettamente superiore e un tasso di disoccupazione a livelli fisiologici.

Occorre ridurre la morsa tra bassa produttività (-20% rispetto alla Germania) e alto tasso di disoccupazione. Questo a prescindere dal periodo emergenziale nel quale ci stiamo trovando.

Del resto il progresso tecnologico e la produttività del lavoro avanzano da sempre a ritmi esponenziali.
Nel 1991 gli italiani erano 57 milioni e in un anno lavorarono 50 miliardi di ore; nel 2018 erano 60 milioni e hanno lavorato 40 miliardi di ore, producendo 699 miliardi di dollari in più.

Il Coronavirus nella sua disgraziata pervasività nelle nostre vite ci sta però offrendo della grandiose occasioni nell’accelerare alcuni processi sociali che già erano nell’ordine delle cose. Sta a noi coglierli.