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Riporto qui la mia intervista pubblicata sul numero di novembre della rivista “Il previdente“. Buona lettura!

LA PANDEMIA ANZICHÉ UNIRE IL PAESE, LO HA DIVISO
Di Alessandra Petri

Del Covid-19 conosciamo il numero dei ricoverati, dei contagiati, dei deceduti, sappiamo quali sono i comportamenti da evitare per scongiurare la sua diffusione, i sintomi da non sottovalutare e purtroppo che ad oggi ancora non esistono famaci o vaccini per configgerlo. Ma il Coronavirus non ha colpito solo il sistema immunitario, ha modificato radicalmente la vita di tutti, ha sconvolto abitudini e stili di vita personali, finendo per erodere le fondamenta dell’intero tessuto sociale.

La mia intervista su “Il previdente”

L’On. Claudio Cominardi, portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, membro dell’XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato ha gentilmente accettato di rilasciare una nuova intervista nella quale, questa volta, affrontare le tematiche più delicate influenzate dall’attuale pandemia, economia, società e lavoro.

Per molti la crisi economica che stiamo vivendo risulta la diretta conseguenza delle misure di contenimento introdotte per fronteggiare il Coronavirus ed il suo andamento sarebbe strettamente collegato alla capacità di contrasto della nuova ondata di contagi. È così?

È indubbio che la crisi economica sia principalmente condizionata da una epidemia globale che ha stravolto le regole del mercato danneggiando in particolare il commercio di prossimità, ma non solo. Ed è evidente che meglio si riesce ad affrontare l’ondata dei contagi e meglio si affronterà la sfida della ripartenza economica. Occorre però evidenziare che a dettare i tempi è stato soprattutto il sistema sanitario che a un certo punto si è ritrovato al limite delle proprie possibilità nel rispondere con efficacia all’impennata dei malati bisognosi di cure.

Il divario di disuguaglianza si sta allargando. L’aumento della povertà, la necessità di assistenza e la totale incertezza sul futuro stanno generando violenza. Si può parlare di vera e propria bomba sociale?

A mio parere, al netto dei fattori citati, a generare violenza ha contribuito un contesto in cui la disinformazione l’ha fatta da padrona. La pandemia anziché unire il Paese, l’ha diviso in fazioni ed il virus è diventato uno strumento di critica a fini politici e spesso i media hanno contribuito a esasperarne i toni. Tutto ciò fa male ed è pericoloso.

Alle istituzioni spetta il compito di offrire risposte che prevengano l’aumentare della povertà soprattutto all’interno delle famiglie. Quali sono le misure attuate in questo senso?

Innanzitutto occorre evidenziare che la misura del Reddito di Cittadinanza è stata un cuscinetto sociale incredibile in questa fase drammatica. Basti pensare all’incremento del 20% di domande nei mesi della pandemia. Pensate che bomba sociale se non ci fosse stato questo strumento a disposizione di milioni di persone in estrema difficoltà. Al fianco di questa misura si è introdotto il reddito di emergenza che ha dato un’ulteriore risposta a soggetti fino a prima esclusi.

Le imprese e l’intero mondo del lavoro, stanno soffrendo e hanno necessità di interventi concreti per superare l’attuale situazione. Quali sono le intenzioni del Governo in proposito?

Il Governo fin dalla scorsa primavera si è attivato con vari aiuti a partire dai bonus per le partite Iva e la cassa integrazione per i lavoratori. Tutte misure difensive che però sono supportate da ulteriori iniziative di stimolo all’economia rivolte ovviamente alle attività produttive del Paese a partire dai finanziamenti statali a fondo perduto.

Anche i lavoratori vivono un momento di grande difficoltà ed incertezza, su quali tutele ed aiuti potranno contare?

I lavoratori continueranno a contare sugli ammortizzatori sociali finalizzati a chi ha avuto realmente un calo di fatturato e al blocco dei licenziamenti recentemente prorogato. Esistono poi molteplici aiuti per famiglie, imprese e lavoratori ma riassumendo possiamo dire che le politiche messe in campo sono focalizzate nel difendere il tessuto economico e sociale del Paese e nel contempo anche grazie alle risorse del Recovery Fund a riprogrammare una ripartenza economica in grado di gestire la transizione economica, sociale e ambientale. Immaginando un’Italia più green, più digitale, più efficiente, più smart e più competitiva sui mercati globali.