Caro Silvio (nel senso che ci costi),

nella vita ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che, oltre a insegnarmi che le bugie hanno le gambe corte – e io modestamente ho 94 centimetri di cavallo -, mi ha fatto capire il valore della parola LAVORO.

Significato che ho conosciuto per la prima volta quando avevo solo 15 anni, nella mia prima esperienza lavorativa in una fabbrica metalmeccanica. So cosa significa alzarsi al mattino presto e andare in azienda a lavorare tra i fumi della saldatrice, le polveri pesanti della smerigliatrice, i trucioli ferrosi degli scarti delle lavorazioni e i rumori stridenti delle macchine portate al limite per il dogma della produttività. So bene cos’è la paura di perdere il posto di lavoro e la fatica ad arrivare alla fine del mese.

Il tweet del finto presidente operaio (19 dicembre 2017)

Non era ovviamente la mia aspirazione. Era semplicemente lavoro di necessità, perché nella maggior parte delle famiglie italiane funziona così. Anzi, oggi è diventato persino un privilegio avere un lavoro, qualunque esso sia.

Si chiama senso di responsabilità e spirito di sacrificio. L’ho imparato da mia madre che con due figli piccoli in una famiglia monoreddito doveva fare i salti mortali per far quadrare i conti, e l’ho imparato da mio padre che per 40 anni si è spaccato la schiena in cantiere lavorando 10 o 12 ore al giorno andando avanti e indietro da Milano (circa 150 km al dì).

Non avrò avuto la fortuna di nascere in una famiglia facoltosa che ti dà la possibilità di studiare fino a 30 anni nelle migliori università del mondo e che ti introduce con le giuste conoscenze nei posti che contano. Ma ho avuto la soddisfazione di essermi sudato tutto quello che ho ottenuto. Penso alla mia crescita professionale, da semplice operaio attrezzista a disegnatore e programmatore meccanico; penso al mio impegno civico (oltre 10 anni) e a quel che ha portato nella mia realtà locale; penso al diploma di tecnico della gestione aziendale conseguito lavorando di giorno e studiando la sera, fino ad arrivare a dare qualche esame all’università (percorso interrotto da questa magnifica esperienza politica).

La mia riposta a Silvio (19 dicembre 2017)

Silvio, questa è la vita reale di cui impropriamente ti riempi la bocca quotidianamente. Una vita reale che a mio modo di vedere non ti appartiene, se non per qualche sventurata “casalinga/o di Voghera” acchiappata dalla tua tv commerciale, subdolo strumento di propaganda elettorale.

Quindi lezioni da parte tua non le accetto, visto e considerato che con orgoglio mi ritengo un pentastellato in Parlamento prestato alla causa e che si propone di sostituire (con i cittadini) la vecchia politica che anche tu rappresenti.

AMEN!

@Claudio Cominardi