Il dibattito di quest’anno sul Semestre europeo esce dai soliti binari di una discussione usuale. Il momento storico, legato alla fine della legislatura ma anche alla proiezione verso il futuro determinato dal Quadro Finanziario Pluriennale, oltre ad eventi politici e sociali di grande impatto, fa sì che questo Semestre abbia una sua propria specificità, con prospettive di incertezza dopo la ripresa dalla crisi.

E’ un Semestre che registra sei anni di crescita ininterrotta eppure dobbiamo constatare che siamo ben lontani dall’avanzare in modo significativo verso l’obiettivo della riduzione della povertà. È segno che ricchezza e benessere non riescono a raggiungere tutti i cittadini, che il rischio di povertà ed esclusione sociale rimane la sfida più importante nell’ambito delle politiche del lavoro e delle politiche sociali. Alla luce dei segnali di rallentamento della crescita occorre rafforzare le misure di prevenzione e contrasto alla povertà (compresa la “in-work poverty”). In questo senso l’Italia ritiene che nelle raccomandazioni per la zona euro avrebbe dovuto essere inclusa una specifica indicazione sulla necessità di affrontare povertà ed esclusione sociale, come da noi sostenuto nei comitati competenti di entrambe le filiere EPSCO ed ECFIN.

È tempo di trasformare in azioni concrete i principi del Pilastro Sociale, attraverso politiche ambiziose e coraggiose che assicurino una maggiore inclusione e coesione sociale. Il Pilastro Sociale è uno strumento pensato per assicurare a tutti i cittadini pari opportunità e una vita privata e lavorativa dignitosa e migliore. Occorre porre maggiore enfasi sul principio di convergenza sia in chiave regionale che transnazionale e confidiamo che il Quadro Finanziario Pluriennale contribuisca al raggiungimento del risultato.

Per contrastare il rallentamento della crescita, è necessario proseguire ed ampliare gli investimenti in infrastrutture e capitale umano. Ben venga quindi l’invito della Commissione in tal senso. Tuttavia, un investimento di qualità nel futuro dei nostri paesi non può essere guardato alla stregua di un incremento di spesa corrente. Crediamo, quindi, che vi sia una contraddizione tra le regole di bilancio europeo e la necessità di potenziare gli investimenti. Soprattutto quando questi sono volti a creare le condizioni per una crescita più robusta e sostenibile e ad incrementare la resilienza delle nostre economie.

La digitalizzazione e la robotizzazione stanno contribuendo in misura straordinaria alla crescita delle nostre economie e al benessere dei cittadini, ma occorre prestare attenzione all’emergere di nuove forme di lavoro associate alla gig economy. Occorre ripensare i nostri sistemi di protezione sociale, per aumentarne l’inclusività e garantire a tutti i cittadini una rete sociale di sicurezza in caso di perdita di lavoro. Inoltre, in linea con quanto affermato nel Pilastro dei Diritti Sociali, dobbiamo intraprendere azioni per garantire condizioni di lavoro trasparenti e dignitose – incluso in termini di salario – ai lavoratori impegnati in queste attività. Dobbiamo evitare che la competizione tra macchina e uomo continui ad andare a detrimento di quest’ultimo, rendendo imperativo l’obiettivo – sia a livello nazionale sia a livello europeo – di tutelare tutte quelle persone che lavorano al di sotto delle condizioni minime di dignità e sono pertanto sfruttate. E’ una questione di standard sociali e lavorativi per aumentare la qualità della vita e del lavoro che passa per l’individuazione del concetto di lavoratore, e va a vantaggio anche delle imprese. Non dimentichiamo, infine, il ruolo del dialogo sociale, rivitalizzando o estendendo la copertura della contrattazione collettiva a categorie di lavoratori che finora ne sono rimasti esclusi.