Vi voglio raccontare in tre pillole il capitolo “Lavoro” del Decreto Dignità.

Iniziamo dai contratti a termine.

C’è un macigno che pesa sulla nostra economia: si chiama precariato. Solo nell’ultimo anno, in Italia il 90 percento di contratti stipulati è stato a tempo determinato. Per l’ISTAT è un record.

Cosa vuol dire in concreto? Vuol dire meno giovani che chiedono un mutuo in banca, vuol dire consumi ridotti, vuol dire scarsa produttività in azienda. Con il Decreto Dignità diciamo basta, mandiamo in soffitta il Jobs Act e combattiamo gli abusi sui contratti a tempo. In che modo?

  • I contratti a termine senza causale potranno essere prorogati soltanto nei primi 12 mesi rispetto ai 36 previsti dalla normativa precedente. Dal 12esimo mese in poi, l’azienda dovrà specificare la motivazione del rinnovo. Se ci pensate bene, perché un’impresa non dovrebbe assumere il lavoratore che ha già esaurito la sua fase di formazione? 
  • Il numero di proroghe possibili dei contratti a termine passa da 5 a 4.
  • Aumentiamo del 50 percento l’indennizzo per chi viene licenziato ingiustamente.
  • Abbiamo esteso gli incentivi per le aziende che assumono i giovani a tempo indeterminato.

In conclusione, con il Decreto Dignità i contratti a tempo indeterminato torneranno di moda in questo Paese!

(Guarda la Pillola #2 e la Pillola #3)