A pochi giorni dall’introduzione in Italia del reddito di cittadinanza, l’agenzia di stampa tedesca DPA (Deutsche Presse Agentur) ha dedicato a questo strumento e alla lotta alla povertà un ampio servizio. Ecco la traduzione.



I POPULISTI ITALIANI POSSONO MANTENERE LE LORO PROMESSE SULLA RIVOLUZIONE DEL WELFARE?

(Alvise Armellini, “Can Italy’s populists keep their promise of welfare ‘revolution’?“, DPA International, 31 gennaio 2019

l livello di povertà si è innalzato nella quarta maggiore economia europea e il Movimento 5 Stelle sta reagendo alla crisi con un nuovo importante programma che – tra l’altro – è stato introdotto giusto in tempo per le elezioni europee di maggio.

Roma – (dpa) – Il maggiore partito di governo in Italia, l’antisistema M5S, si è dato un target ambizioso per quest’anno: la completa abolizione della povertà dalla quarta maggiore economia europea.

Il leader del M5S e vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato l’obiettivo a settembre, quando il governo preparava il bilancio 2019 che riserva 7 miliardi di euro (8 miliardi di dollari) per la misura a firma del suo partito: un reddito di cittadinanza per i poveri.

“Quando parlavo di abolire la povertà, dicevo che chi non ha niente [oggi] riceverà almeno 780 euro [al mese dallo stato], e credo questa sia la rivoluzione”, ha detto Di Maio la settimana scorsa a Roma.

I nuovi sostegni possono fornire un aiuto ai più bisognosi, in un paese dove il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà è quasi triplicato, da 1.8 a 5 milioni di persone, tra il 2007-17, e che giovedì è stato dichiarato caduto in recessione.

I sostegni in effetti vanno dai 40 ai 780 euro per i singoli, fino ad arrivare a 1.300 euro per le famiglie. Sono riservati ai nuclei familiari con un reddito annuo sotto i 10,000 euro; i primi pagamenti sono previsti per aprile. In cambio, i beneficiari sono tenuti a seguire la formazione professionale, e perdono il finanziamento se rifiutano più di tre offerte di lavoro dai centri per l’impiego. Il programma si ispira in parte al sistema tedesco “Hartz IV”, che offre mensilmente un’indennità di disoccupazione di circa 400 euro.

“La Germania è di sicuro un modello a cui guardiamo con interesse,” dichiara a DPA il sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Cominardi ricordando che ad ottobre Di Maio ha discusso di riforme del lavoro con il Ministro del lavoro tedesco Hubertus Heil. Un gruppo di esperti tedeschi sono stati inoltre a Roma a consigliare il Governo.

“Questo è il più grande trasferimento di risorse per la lotta alla povertà mai compiuto in Italia”, ha detto del nuovo programma l’Alleanza contro la Povertà, un’associazione sociale. “E’ un risultato molto positivo”, ha aggiunto.

Il reddito di cittadinanza è stato fatto passare al prezzo di un serio contrasto con l’Unione Europea, dato che il Governo ha innalzato i parametri di deficit per finanziarlo, nonostante le regole dell’eurozona. A dicembre, Roma e Bruxelles hanno raggiunto un compromesso per chiudere la disputa.

L’Alleanza, insieme ad altri esperti, dice che le riforme sono state introdotte troppo in fretta, e mette in guardia sul disordine e i rischi di frode dato che la burocrazia del lavoro italiana sarà duramente incalzata a valutare milioni di domande.

“I poveri non possono aspettare”, dice Cominardi, rigettando le critiche.

È sfuggito a poche persone che il sostegno è stato introdotto prima delle elezioni europee di maggio, nelle quali il M5S spera di rinvigorire la sua popolarità dopo mesi in cui il suo alleato, Matteo Salvini del partito anti migranti Lega, ha monopolizzato la scena politica.

Michele Boldrin, professore italiano di Economia all’Università Washington di St. Louis, considera il reddito di cittadinanza come un inganno che non ci si può permettere per “influenzare gli elettori più ingenui”, ha detto in una intervista al sito Interris.

Il giornalista e autore Stefano Feltri osserva che il Rei, un programma anti-povertà meno ambizioso introdotto dal precedente Governo, “non è ancora a regime dopo 18 mesi, quindi l’idea che uno sforzo maggiore può essere fatto [con il reddito di cittadinanza] è assurda”.

Il Governo ha promesso di assumere 10,000 persone per rafforzare la capacità amministrativa. Molti di loro si ritroveranno a lavorare nei centri per l’impiego che sono al momento “completamente inutili”, secondo Piero Casale, che ha lavorato in uno di essi nella regione del sud Campania. “Se il Governo pensa di poter usare questi centri per l’impiego per trovare lavoro alle persone, sarà molto, molto, molto difficile per loro”, dice Casale a DPA. “Gli unici lavori che i centri per l’impiego italiani possono rimediare sono per quelli che lavorano nei centri stessi”, aggiunge.

Ci sono anche dubbi sul modo in cui il programma è stato progettato. Esso mira a contrastare la povertà e la disoccupazione allo stesso tempo, ma “la povertà non è sempre causata dalla disoccupazione, e il lavoro non è sempre abbastanza per uscire fuori dalla povertà” dice a DPA Feltri, vicedirettore del giornale Il Fatto Quotidiano.

Intanto, il Partito Democratico di opposizione di centro-sinistra ha attaccato le riforme come alimentatori di dipendenza sociale più che di una mentalità autonoma. “Il reddito di cittadinanza è concettualmente sbagliato e pericoloso nella pratica”, ha twittato l’ex premier Matteo Renzi. Tale arbitrarietà su una misura disegnata per aiutare gli indigenti potrebbe essere rischiosa, specialmente secondo un partito di centro sinistra che ha recentemente perso molto consenso tra la vecchia classe operaia alla sua base.

Il M5S ha faticato per sottolineare che i nuovi sostegni non renderanno le cose semplici ai fannulloni sfaticati. Di Maio ha detto che chiunque imbrogli il sistema andrà incontro a 6 anni di prigione, ma c’è scetticismo sul quanti saranno presi.

L’idea di liberare le persone dall’obbligo di lavorare “è sempre stata una grande utopia” che ha affascinato pensatori di destra e di sinistra, dice a DPA Michel Martone, ex viceministro del lavoro e professore di diritto del lavoro all’università di Teramo e alla LUISS.

Secondo Cominardi rimane un obiettivo di lungo termine. “Non è un’utopia, è il futuro. Sappiamo da tempo che la rivoluzione tecnologica e digitale in corso produrrà più beni e servizi con minor risorse umane. La Germania è un esempio di come dovremmo ambire ad aumentare la produttività riducendo al tempo stesso l’orario di lavoro”.