Da sei mesi i Cinque Stelle chiedono di ascoltare l’ex segretario di Stato Usa nella commissione di inchiesta su Moro. La domanda è stata inoltrata alla Farnesina e all’ambasciata americana, finora senza esito. «È un nostro diritto ascoltarlo»

I parlamentari Cinque Stelle gli danno la caccia ormai da sei mesi. Hanno chiesto aiuto al Parlamento, alla Farnesina, persino all’ambasciata americana. Ma non sono ancora riusciti a organizzare un incontro con l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger. Eppure, spiegano, ne avrebbero tutto il diritto. È una vicenda che nasce quarant’anni fa, con il sequestro di Aldo Moro. Una storia mai del tutto chiarita, riaperta in questa legislatura con l’istituzione della commissione di inchiesta sul rapimento e la morte dello statista italiano. «Come era nelle nostre prerogative – racconta oggi il deputato grillino Claudio Cominardi – con l’avvio dei lavori della commissione abbiamo presentato una lista di persone informate sui fatti da ascoltare. E tra queste c’era proprio Kissinger».

All’inizio il presidente della commissione Beppe Fioroni prende tempo. Dice che Kissinger è troppo anziano per spostarsi (il premio Nobel per la Pace ha effettivamente più di novant’anni). Spiega che è impossibile organizzare un incontro in Italia, che obbligherebbe l’ex segretario di Stato ad attraversare l’Oceano. Di fronte alle insistenze dei Cinque Stelle, però, accetta la richiesta e chiede aiuto alla Farnesina. Il Ministero degli Esteri suggerisce di rivolgersi all’ambasciata americana. E così un funzionario della commissione di inchiesta prende contatto con la rappresentanza diplomatica Usa in Italia, provando a ottenere un contatto per organizzare un’audizione di Kissinger in Parlamento.

Ma perché tanto interesse a sentire Kissinger? Dopo quarant’anni ha ancora senso chiamare in causa l’ex braccio destro di Nixon? Cominardi ha spiegato il motivo della richiesta durante un intervento in Aula lo scorso 10 giugno. Durante un colloquio a Montecitorio conferma tutto. Il grillino ricorda un viaggio in America di Moro nel 1974. In quell’occasione lo statista italiano – protagonista di un’inedita apertura verso il PCI – sarebbe stato oggetto di vere e proprie minacce. Il deputato Cinque Stelle cita la testimonianza di Corrado Guerzoni. Secondo il grillino, lo storico collaboratore di Moro aveva assistito personalmente ad un duro confronto tra Moro e Kissinger. “O tu cessi la tua linea politica – queste le presunte minacce dell’americano – oppure pagherai a caro prezzo per questo”. Parole confermate all’epoca dalla vedova del segretario democristiano. «Ovviamente non stiamo dicendo che Kissinger è il mandante dell’omicidio Moro – racconta oggi Cominardi – Ma ci sembra importante poterlo incontrare per fare luce su quella vicenda».

Intanto il pressing grillino prosegue. A metà giugno Kissinger è in Europa, ospite in Austria al meeting del Club Bilderberg. I Cinque Stelle propongono di organizzare un incontro a margine dell’evento con una delegazione della commissione di inchiesta, senza successo. Pochi giorni dopo l’ex segretario di Stato americano vola in Germania. È un appuntamento speciale: all’American Academy di Berlino l’ex presidente italiano Giorgio Napolitano viene insignito del “Premio Henry Kissinger 2015”. Un riconoscimento assegnato alle personalità distinte per il loro “straordinario contributo ai rapporti transatlantici”. L’incontro avviene alla presenza di numerosi rappresentanti istituzionali italiani. «Evidentemente – dice Cominardi – anche se anziano, Kissinger può ancora muoversi».

Fine giugno. In Parlamento arriva finalmente la risposta dell’ambasciata statunitense. Scusandosi per non poter intervenire, i diplomatici americani suggeriscono al funzionario della commissione Moro di inoltrare la richiesta alla Farnesina. Un passaggio formale, ma necessario. E così si torna al punto di partenza. A fine giugno la commissione chiede un nuovo intervento al ministero degli Esteri, ancora senza esito. La conferma arriva dallo stesso ministro Gentiloni che il 15 luglio, durante un’audizione in commissione, racconta: «Abbiamo avanzato alla rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti in Italia, come è nostro dovere, la richiesta pervenutaci dal presidente Fioroni relativa alla volontà di stabilire un contatto con il dottor Kissinger. Per ora a questa nostra richiesta non è stata data risposta dall’ambasciata americana». Il grillino perde la pazienza. Il resoconto stenografico della seduta riporta la replica polemica di Cominardi: «Vorremmo capire: c’è una questione di lesa maestà, di timore di lesa maestà, considerata una certa sudditanza che questo Paese ha sempre avuto rispetto agli Stati Uniti?».

A distanza di tre mesi i Cinque Stelle non si arrendono. Tra pochi giorni, infatti, Kissinger tornerà a parlare in Italia. Non sarà a Roma fisicamente, ma in collegamento video con Palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica. L’incontro, organizzato dall’ISPI alla presenza, tra gli altri, di Giorgio Napolitano, segue la premiazione dello scorso giugno. «Non capisco una cosa – si chiede Cominardi – se Kissinger può intervenire in videocollegamento con il Senato, non può fare la stessa cosa anche con la nostra commissione di inchiesta?».
Fonte: Linkiesta

Articolo di Marco Sarti
Link: http://goo.gl/DV2Qp8