La Lombardia è la regione più infrastrutturata d’Italia, ma chi crede che questo sia un motivo di vanto si sbaglia alla grande. Qui, come in Veneto, centinaia di chilometri di autostrade sono stati costruiti quasi sempre senza analisi costi-benefici e i flop colossali non sono certo mancati.

Tra consumo di suolo, soldi pubblici erogati a pioggia, lievitazione dei costi, traffici sovrastimati e bilanci in rosso, a guadagnarci non sono stati i cittadini e la BreBeMi (Brescia-Bergamo-Milano) è l’emblema di tutto questo: un esempio indelebile che il l’amico Dino Alberti oggi ha ben descritto.


Doveva essere un’opera che “si ripaga da sola” mentre è costata tra finanziamenti privati e sovvenzioni pubbliche oltre 2 miliardi di euro!

Avevano previsto che avrebbe avuto il suo punto di pareggio a non meno 60.000 transiti giornalieri. Dopo 5 anni dall’inaugurazione se la suonano e se la cantano per aver raggiunto i 20.000 transiti giornalieri! Un terzo dell’obiettivo dichiarato, e sono pure capaci di spacciarla come una vittoria, infatti basta citare il dato statistico rispetto l’anno precedente: +151%, facile quando si parte dallo “zero virgola”!

Nata come idea nel 2001 per costare “solo” 774 milioni è lievitata nel 2007, anno della firma dell’accordo di programma a 1,5 MILIARDI di euro che diventano 1,6 nel 2009 con le prescrizioni del CIPE! Il doppio.

Nel 2016 vista la débâcle finanziaria, Stato e Regione concedono 320 milioni di finanziamento pubblico (ma non doveva ripagarsi da sola?), il prolungamento della concessione di sei anni passando da 19,5 anni a 25,5 anni e il mantenimento del valore di subentro alla data di scadenza della concessione previsto dalla convenzione stipulata nel 2007 ovvero 1,2 miliardi. In altre parole, tra vent’anni il subentrante nella concessione dovrà versare 1,2 miliardi alla compagine societaria attuale!

Finanziariamente parlando, l’operazione è costata a questi strateghi della finanza la modica cifra 1,7 miliardi di euro (71% attraverso banche e 29% di capitale proprio) oltre ai 320 milioni di euro di denaro pubblico. Più di 2 miliardi.

I dati che via via sono stati aggiustati nel corso degli anni prevedevano per il 2018 un transito di 45.000 veicoli al giorno scesi fino a 36.000 nonostante l’apertura dell’interconnessione con l’A4. Ma i dati che hanno presentato ieri sono impietosi: 20.000 transiti giornalieri, poco più della metà delle stime già corrette e hanno pure il coraggio di festeggiare!

Durante la presentazione sono stati snocciolati numeri in merito ai benefici che sta portando l’infrastruttura sui quali non entro dato che andrebbe analizzato il metodo di calcolo e in ogni caso era già stato previsto un bilancio costi/benefici positivo per qualunque opera che riuscisse a decongestione l’A4 anche solo di pochi punti percentuali a prescindere dal costo dell’opera stessa!

Andrebbero però citati i costi del pedaggio, 12,40 euro per percorrerla tutta contro i 7,10 euro della A4 da Brescia Centro a Milano Est (62 km contro 99 km) e che nonostante questo il bilancio 2017 della società si è chiuso con una perdita di 39 milioni di euro.

Vorrei vedere la stessa analisi costi/benefici ex-post per un’altra infrastruttura tanto decantata che per molti chilometri corre a fianco alla deserta Brebemi: l’alta velocità tra Brescia-Treviglio-Milano. Miliardi di euro spesi convinti di poter ridurre il traffico su gomma ma che oggi è solo l’ennesima colata di cemento semi-inutilizzata.

Ora ci ritroviamo tra Brescia e Milano quattro diverse infrastrutture: la vecchia linea ferroviaria storica usata da milioni di pendolari che chiedono da anni di non essere abbandonati, una linea alta velocità sotto-utilizzata che ha drenato capitali dalla linea storica in nome di uno sviluppo che sta solo nella testa dei paladini #SiTav, una A4 economicamente vantaggiosa per milioni di pendolari che continua ad essere congestionata e infine la BreBeMi i cui benefici per la collettività non sono in discussione ma che è ben lontana dall’essere la soluzione per il territorio.

Di Dino Alberti, Portavoce M5S, Consiglio Regionale della Lombardia