Dal 2004 l’Unione Europea ci chiedeva sostenere le vittime dei reati violenti intenzionali. Ci ha sollecitato con una procedura di infrazione per non avere recepito la direttiva 80/2004 e, naturalmente, ci ha chiesto di adeguarci davvero, non per finta come ha appena fatto il Governo Renzi.

Grazie al voto della maggioranza espresso ieri in Parlamento, in Italia il diritto all’indennizzo-risarcimento sarà vincolato al reddito, il quale non dovrà essere superiore a 11.500 euro. Chi darà spiegazioni di questo vincolo a coloro che, magari resi invalidi, o soli per via della morte del compagno, per pagarsi profumate spese legali o esorbitanti cure sanitarie, saranno costretti a vendere la casa o l’attività? Il pensiero non può che andare a William Pezzullo (in foto), la cui vicenda personale mi ha spronato ad affrontare fino in fondo in questa battaglia.

Inoltre chi avrà la fortuna di ricevere un aiuto da un’associazione o da una qualsiasi altra organizzazione non avrà diritto a un euro. Ancora, nessun diritto al risarcimento sarà riconosciuto a chi si sarà macchiato di altri reati, come per esempio i reati fiscali: un atto discriminatorio gravissimo.

Attraverso degli emendamenti proposti dal sottoscritto e dal collega Vittorio Ferraresi il Movimento Cinque stelle avrebbe voluto evitare che questo fondo diventasse una scatola vuota praticamente inaccessibile, una chimera. Il Governo e la maggioranza, a cui interessava solamente scansare la procedura di infrazione dell’Ue, hanno tappato le orecchie e respinto ogni proposta di buon senso.

Ascolta gli ultimi interventi (1, 2, 3) pronunciati alla Camera nel corso della discussione sull’istituzione del fondo per le vittime di reati violenti intenzionali. Consulta l’intera playlist degli interventi pronunciati sul tema in Parlamento e per gli organi di stampa.


Leggi l’interrogazione a mia prima firma sul tema delle vittime di reati violenti intenzionali.

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