Abbiamo sempre lavorato silenziosamente ma ostinatamente per tutelare le vittime dei reati intenzionali violenti.

Alcune, a causa di aggressioni volontarie, sono state menomate e danneggiate fisicamente e moralmente: non riescono a tornare a lavorare, devono pagarsi costose cure. Altre pagano le conseguenze psicologiche ed economiche dell’uccisione dei propri coniugi o figli, ma non saranno mai risarcite perché gli aggressori risultano nullatenenti. Sono persone spesso a noi vicine e ne conosciamo personalmente le storie drammatiche.

Per garantire loro un po’ di giustizia, a cavallo tra il 2015 e il 2016 chiesi al Governo di istituire un apposito fondo e di prendersi cura anche dei familiari. L’Europa del resto ce lo chiedeva dal 2004, ma quando due anni fa il Governo Renzi – temendo una procedura di infrazione – decise di farlo, per me e il collega Vittorio Ferraresi fu una vittoria a metà: le risorse stanziate sono state molto basse. Troppo alti, al contrario, i paletti per accedervi.

Oggi, grazie a un emendamento alla legge di bilancio targato MoVimento 5 Stelle, destiniamo al Fondo vittime 10 milioni di euro e potenziamo l’indennizzo per chi ha subito lesioni gravissime. Quanto ai paletti, rimuoviamo il vincolo che non consentiva di accedervi nel caso in cui la vittima avesse già percepito somme dalle assicurazioni. Da adesso anche ai componenti di unioni civili e conviventi potranno fare richiesta di accesso e, come espressamente richiesto dall’Unione Europea, riapriremo i termini per la presentazione delle richieste di risarcimento.

L’ulteriore aumento delle somme per ciascun indennizzo sarà il prossimo passo.