Leggo una serie di duri attacchi al Decreto Dignità che non avevo mai visto nemmeno per alcune “leggi vergogna” del recente passato.

Il Decreto Dignità mette finalmente al centro il Cittadino e questo per taluni rappresenta il vero problema dell’azione di Governo.

Oggi infatti c’è chi confonde “internazionalizzazione” con “delocalizzazione”. Chi confonde il “gioco” con l’“azzardopatia”. Chi confonde “flessibilità” con “precarietà”.

In queste settimane da rappresentante del Governo sto subendo forti pressioni da soggetti che delle delocalizzazioni, del gioco d’azzardo e della precarietà hanno fatto la loro fortuna: si tratta di lobbies (ma non solo) molto potenti.

Niente di male in tutto ciò. Ritengo infatti che le lobby abbiano un ruolo importante, a patto che siano regolamentate e bilanciate rispetto a tutti i cosiddetti portatori di interesse.

Mi spiego meglio. Questo decreto è rivolto a chi subisce con la perdita del proprio posto di lavoro l’effetto delle delocalizzazioni selvagge; è rivolto ai giovani – e meno giovani – precari che negli anni hanno perso ogni tutela; è rivolto anche agli imprenditori e artigiani soffocati da una burocrazia opprimente, nonché alle vittime silenziose della ludopatia.

Stiamo parlando di milioni di italiani che da anni chiedono di avere voce, una voce che nessuna lobby ha mai veramente rappresentato, salvo qualche coraggioso comitato e associazione della società civile.

Sono quindi orgoglioso di far parte di un esecutivo che sta dalla parte di una massa silenziosa da troppo tempo inascoltata e bistrattata per dare una svolta reale al Paese. Altrimenti che “Governo del Cambiamento” saremmo?