Il 9 agosto di un anno fa il Senato approvava il “Decreto Dignità” facendolo diventare legge dello Stato. A un anno esatto di distanza, Matteo Salvini innesca la crisi di Governo. La ricorrenza non è del tutto casuale.

Martedì il capo politico della Lega aveva detto apertamente di volere mettere mano e di voler modificare il primo provvedimento con il quale il MoVimento 5 Stelle ha dichiarato guerra aperta allo sfruttamento e al precariato. Secondo lui sarebbe “inefficace”. Se n’è guardato bene da spiegare in quale passaggio, ma non ci vuole un genio per capire che l’obiettivo è scassarlo nella parte relativa al lavoro. I suoi non ne hanno mai fatto mistero, nonostante i dati delegittimino e rendano assurdo qualsiasi tentativo di assalto.

Grazie al “Dignità”, nel giro di un anno il tasso di disoccupazione è sceso di un punto percentuale, dal 10,9% al 9,7%, e si è portato al suo valore minimo dal 2012. Il tasso di occupazione (59%) ha raggiunto un livello che non si vedeva dal 1977, cioè dall’anno in cui Istat ha iniziato a rilevare questo dato.

Sempre nel giro di un anno gli occupati sono cresciuti di 175mila unità e nel 95 percento dei casi si tratta di lavoratori con contratti stabili. La massa totale di contratti stabili è aumentata nettamente, facendo registrare un +328 mila.

Non è finita. Le trasformazioni di contratti precari in contratti a tempo indeterminato sono aumentate del 75% e gli ultimi dati Istat ci hanno detto che anche la disoccupazione giovanile è in calo: nell’aprile 2011 era al 40%, oggi il calo è addirittura di 12 punti percentuali (28,1%).

E’ questa allora l’“inefficacia” di cui parla la Lega?

Vale la pena ricordare che nel Contratto di Governo la parola “dignità” si trova nella prima frase del capitolo “Lavoro”, e non è un caso. Lo dovevamo a milioni di lavoratori precari, esattamente come agli imprenditori e alle aziende dovevamo tutti quei provvedimenti che abbiamo varato al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico; esattamente come migliaia di persone condannate a lavorare fino a quasi settant’anni dovevamo garantire il diritto alla pensione (già 164 mila le domande di adesione a Quota 100!); esattamente come a un’orda di cittadini poveri dovevamo il Reddito di Cittadinanza (3 milioni le persone già messe in salvo).

Se sei stato abituato per anni a difendere il sistema non puoi restare a lungo a bordo di una nave che mira al Cambiamento e che sta puntando dritto al taglio delle poltrone in Parlamento, all’introduzione del salario minimo, a una riforma della giustizia che avrebbe garantito velocità e pene certe, alla revoca – ormai imminente – della concessione di Autostrade (che in Borsa, all’idea della caduta del Governo, hanno iniziato a guadagnare!). Infatti il primo ad abbandonare questa nave è stato il sedicente “Capitano”.