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E’ arrivato il 1° luglio e da domani 16 milioni di lavoratori avranno più soldi in busta paga.

E’ l’effetto della prima importante riduzione del cuneo fiscale varata a gennaio dal Governo e trasformata in legge a marzo con il nostro voto in Parlamento: parliamo di un Decreto Fiscale che per sostenere le nostre imprese ha impegnato la bellezza di 14 miliardi di euro da qui al 2022 (3 miliardi per il secondo semestre di quest’anno, 5 miliardi per il 2021 e 6 miliardi per il 2022).

Gli aumenti riportati dal Sole 24 Ore

L’abbassamento del costo del lavoro darà ulteriore respiro a cittadini e imprenditori impegnati ad affrontare la difficile fase della ripartenza, ma sarà utilissima anche per l’Italia e per la nostra reputazione nel mondo: è stata Assolombarda a stimare che già nel 2020 la riduzione del cuneo fiscale ci farà guadagnare due posizioni nella classifica europea migliorando la nostra situazione persino rispetto a Francia e Austria. In base a una misurazione effettuata su dati OCSE, dal 47,9% del 2019 passeremo al 46,7% di quest’anno e presumibilmente al 45,2% del 2021.

Dal punto di vista dei lavoratori invece si calcolano aumenti in busta paga che vanno da 240 a quasi 1.120 euro netti in un anno (+1.106,71 euro per gli impiegati delle attività manifatturiere; +995,21 euro per gli operai delle aziende fornitrici di servizi elettrici; +753,53 euro per gli impiegati nel settore dell’estrazione dei minerali; +240 euro per gli operai, gli impiegati e gli apprendisti del settore costruzioni; +1.119,50 euro per gli impiegati che lavorano nel settore della fornitura dell’acqua; eccetera).

Il taglio del cuneo fiscale è una delle misure che rappresenta molto bene la nostra linea, il nostro principio: prendersi cura di chi investe e genera valore, ma senza cedere sul fronte dei diritti di chi lavora. Come ha detto molto bene Luigi Di Maio, ora bisogna lavorare a una riforma fiscale importante e organica. Anche questo lo dobbiamo a milioni di cittadini e di famiglie.